Thursday, August 16, 2007

UNA VERITA’ MOLTO SCOMODA





L'industria della carne è una delle più distruttive per l'ambiente che esista sulla faccia della Terra. La pratica dell'allevamento e della macellazione di maiali, vitelli, pecore, tacchini e polli non solo sfrutta vaste aree di terra ed enormi quantità d'acqua, ma è anche la maggiore responsabile delle emissioni di gas serra nell'ambiente anche più della stessa industria automobilistica.

L'industria ittica sta letteralmente saccheggiando l'oceano delle sue forme di vita e circa il 50% del pesce preso negli oceani una volta trasformato in farina serve per nutrire mucche, maiali, pecore, ecc. Pensate servono circa 50 pesci, presi dai nostri mari, per nutrire un salmone d'allevamento.

Abbiamo trasformato le nostre mucche domestiche nei più grandi predatori marini del pianeta. Le centinaia di milioni di mucche che pascolano nei prati e scoreggiano metano consumano più pesce di tutti gli squali, delfini e foche del mondo messi insieme. I nostri gatti domestici consumano più pesce, specialmente tonno, di tutte le foche al mondo.

Allora perché i più importanti gruppi ambientalisti al mondo non conducono campagne contro l'industria della carne? E perché il film "An Inconvenient Truth” dell'ex vice presidente americano Al Gore non denuncia la scomoda verità secondo cui l'industria della macellazione produce più emissioni di gas serra dell'industria automobilistica?

Le navi di Greenpeace servono quotidianamente carne e pesce ai loro equipaggi. Il WWF non dice una parola riguardo alla minaccia che il mangiar carne pone per la sopravvivenza delle specie protette, agli habitat distrutti o ai predatori eliminati per salvare il loro prezioso bestiame.

Quando sono stato direttore per tre anni del Sierra Club (NdT: la più importante organizzazione ambientalista negli USA), tutti mi guardavano divertiti quando tiravo fuori l'argomento della scelta vegetariana. A tutte le nostre cene del direttivo venivano servite portate a base di carne e pesce e solo dopo molte lamentele e punzecchiamenti da parte di due consiglieri vegetariani si è cercato di ottenere un menù vegetariano. Alla nostra conferenza in Montana è stata servita carne di bufalo e antilope, aragoste a quella di Boston, granchi a Charleston, bistecca ad Albuquerque, ecc. Ma che cosa altro ci si può aspettare da un gruppo eco-conservatore che appoggia la caccia da trofeo.

Per quanto ne so, e può anche essere che mi sbagli, ma la mia organizzazione, la Sea Shepherd Conservation Society è l'unica organizzazione protezionista al mondo che sostiene e pratica la scelta vegetariana. Sulle mie navi non viene servito nessun alimento di origine animale quindi niente carne, pesce o latticini. Seguiamo una dieta strettamente vegana ormai da anni e nessuno di noi è morto di scorbuto o per malnutrizione.

Il prezzo che paghiamo per questa scelta è quello di essere accusati dalle altre organizzazioni di essere degli animalisti. Come se fosse una brutta parola. Lo dicono con lo stesso disdegno che avevano gli Americani nel dire la parola comunista negli anni Cinquanta.

La Sea Shepherd Conservation Society non è una organizzazione animalista. Noi ci occupiamo esclusivamente di prevenire attività illegali che minacciano e sfruttano l'ambiente marino e i suoi habitat. Ci occupiamo di attività di conservazione dell'ambiente marino.

E poiché le nostre navi sono, per così dire, "vegan", altri gruppi, e ora anche i mezzi di comunicazione, ci etichettano come un'organizzazione per i diritti degli animali.

Innanzitutto non ritengo che essere un'organizzazione per i diritti degli animali sia un insulto. La PETA è stata co-fondata da uno dei membri del mio equipaggio e molti dei miei volontari provengono da movimenti animalisti. Tuttavia non è accurato riferirsi alla Sea Shepherd come un'organizzazione animalista quando noi pratichiamo una rigida politica di rafforzamento della conservazione dell'ambiente marino.

In secondo luogo, non promuoviamo il veganismo sulle nostre navi perché siamo animalisti ma perché lo consideriamo un mezzo per ottenere ciò per cui lottiamo, che è la conservazione degli oceani.

Non c'è pesce a sufficienza negli oceani per nutrire 6.6 miliardi di persone e altri 10 miliardi di animali domestici. Questo è il motivo per cui le industrie della pesca commerciale nel mondo stanno collassando. Ecco perché balene, delfini, foche ed uccelli marini stanno morendo di fame. Il cicerello, un tipo di pesce azzurro, per esempio, che è la prima fonte di cibo per la bellissima pulcinella di mare, è vicino all'estinzione per la pesca sfrenata a cui è stato sottoposto da parte dei pescatori Danesi che lo utilizzano solo per fornire farine di pesce agli allevamenti di polli.

C'è un forte legame tra il mangiar carne e la distruzione della vita nei nostri oceani.

In un mondo in cui le fonti di acqua stanno diminuendo alla velocità della luce, è una vera follia allevare centinaia di milioni di mucche che consumano più di 3500 litri di acqua per circa 500 grammi di carne di vitello prodotta.

E le fattorie di maiali in North Carolina producono così tanti rifiuti che hanno contaminato le falde acquifere dell'intero stato. Gli abitanti della North Carolina bevono escrementi di maiali insieme alla loro acqua ma per loro non è un problema visto che la disinfettano con il cloro.

Gran parte delle persone non vuole sapere da dove proviene la carne che mangiano. E non sono nemmeno interessate all'impatto che questo ha sull'ecologia. Ignorano completamente la cosa e anzi considerano la carne come qualcosa che arriva già impachettata nei negozi.

Ma poiché un senso di colpa di fondo c'è sempre, questo si manifesta sotto forma di rabbia e di presa in giro nei confronti delle persone che hanno uno stile di vita ambientalista come i vegani e i vegetariani.

Si può constatare questa situazione attraverso la costante emarginazione che mettono in atto i vari mezzi di comunicazione. Qualsiasi organizzazione, come la Sea Shepherd per esempio, che sottolinea le contraddizioni ecologiche del mangiar carne viene subito messa da parte come un'organizzazione estremista per i diritti degli animali.

Non ho costituito la Sea Shepherd Conservation Society come un'organizzazione i cui scopi fossero i diritti degli animali ed inoltre non si è mai incoraggiato questo atteggiamento all'interno dell'organizzazione. Ciò per cui lottiamo e cerchiamo di promuovere è la conservazione degli oceani e dei suoi habitat.

E la verità è che non si può praticare un lavoro di conservazione valido e costruttivo senza promuovere il vegetarianismo e il veganismo come un qualcosa che favorisce la conservazione delle risorse.

Qualche anno fa ho preso parte alla conferenza dell'American Oceans Campaign tenuta da Ted Danson. Ted aprì la serata dicendo che la scelta che aveva dovuto fare per la cena era tra il pesce ed il pollo, e continuò dicendo quale senso avesse salvaguardare il pesce se tanto poi non lo puoi mangiare?

L'ospite d'onore, l'oceanografa Sylvia Earle lo sistemò dicendo che non era per niente divertente. Disse che considera i pesci suoi amici e non crede che ci si possa nutrire di amici. Quella sera né io né Sylvia toccammo cibo per cena.

Ho incontrato Sylvia ad un'altra conferenza, questa volta della Conservation International tenutasi nella Repubblica Dominicana. L'attore Harrison Ford era presente e si diceva che fosse lì per salvare gli oceani. Io ero stato invitato come consulente. Ero seduto ad un bancone del bar sulla spiaggia e guardavo come i conservazionisti si avvicinavano ai tavoli stracolmi di pesce. Volsi il mio sguardo a Sylvia Earle e la vidi scuotere la testa alzando gli occhi al cielo.

Il problema è che queste persone come Carl Pope, il direttore esecutivo del Sierra Club, o i capi di Greenpeace, del WWF e molti altri grandi gruppi, rifiutano di accettare che le loro abitudini alimentari rappresentano gran parte della causa di tutti i problemi che stanno cercando di risolvere.

Ricordo un attivista di Greenpeace che cercava di difendere le sue abitudini alimentari basate sul mangiare carne dicendo che era un carnivoro e che i predatori hanno il loro posto ed era orgoglioso di essere uno di questi.

Ora, la parola "predatore", riferita agli esseri umani ha una connotazione piuttosto terrificante (e vera in molti sensi), ma non ha niente a che vedere con le abitudini alimentari; che un umano si autodefinisca carnivoro è semplicemente ridicolo.

Gli uomini non sono e non sono mai stati carnivori. Il leone è carnivoro, come lo è il lupo, la tigre e lo squalo. I carnivori mangiano animali vivi. Si avvicinano di soppiatto alla preda, la travolgono, la atterrano, la uccidono, e la mangiano con il sangue e con la carne a temperatura ambiente. Questa è la natura, un rosso brutale nei denti e nelle mandibole.

Non ho mai conosciuto un uomo che sia in grado di far questo. Sì, noi abbiamo trovato modi per uccidere gli animali. In effetti siamo diventati piuttosto efficienti per quel che riguarda l'uccidere. Ma non siamo in grado di mangiare la preda fino a che non è stata tagliata e cucinata e ciò solitamente richiede del tempo tra l'uccisione e quando verrà mangiata. Può essere un'ora come anni.

Le nostre abitudini alimentari sono più vicine all'avvoltoio, allo sciacallo o altri mangiatori di carcasse. Ciò significa che non possiamo descriverci come carnivori. Potremmo meglio descriverci come mangiatori di cadaveri. Credo proprio che non ci sia niente di nobile nel mangiare un cadavere.

Considerate che alcune mucche che la gente mangia sono morte da mesi e in alcuni casi da anni. Morte e mantenute in congelatore, piene di acido urico e batteri. È un cadavere in decomposizione.

Ma basta negare un po' la realtà dei fatti per poter addentare tranquillamente un Big Mac o tagliamo qualche costata.

Però quella costata da mezzo chilo equivale 4000 litri d'acqua, a qualche ettaro di prato, qualche pesce, un ottavo di ettaro di grano, ecc. A che cosa serve quindi fare una doccia più breve come ci invita a fare Greenpeace se poi ci sediamo e consumiamo 4000 litri di acqua mangiando un solo pasto a base di carne?

Inoltre ottenere questa quantità di carne costa tanto quanto le risorse vegetali equivalenti per sfamare un intero villaggio africano per una settimana.

Il problema è che scegliamo di vedere le nostre contraddizioni solo quando ci fa comodo e quando non ci fa comodo, semplicemente passiamo in uno stato d'incredulità e mangiamo lo stesso quella bistecca, perché, ehi! ci piace il sapore di carne marcia alla sera.

Ma c'è qualcuno che sa realmente cosa c'è in un hot dog? Sappiamo che il ministero della salute permette una percentuale accettabile di parti di scarto, escrementi di roditori e altre schifezze nel mix.

E poi esce fuori che il tonno non può essere mangiato dalle donne incinte o dai bambini piccoli per gli elevati livelli di mercurio. Allora il mercurio fa bene agli adulti e alle donne non incinte? Ma che cosa ci stanno raccontando?

Mangiare carne o pesce non solo è nocivo per l'ambiente ma è anche nocivo per la salute.

In conclusione, per essere protezionisti e ambientalisti dovete praticare e promuovere il vegetarianismo e meglio ancora il veganismo.

È lo stile di vita che lascia l'impronta ecologica meno profonda, utilizza minori risorse e produce minori emissioni di gas serra, è più sano e soprattutto così non sarete degli ipocriti.

In effetti un vegano che guida una Hummer (un fuoristrada) produce meno emissioni di gas serra rispetto ad una persona che mangia carne e va in giro in bicicletta.


Versione originale:

Paul Watson
Fonte www.permaworld.org
Link: http://www.permaworld.org/members/permaworld/weblog/a_very_inconvenient_truth_-.html
30.08.07

Versione italiana:

Fonte: www.agireora.org/
Link: http://www.agireora.org/info/news_dett.php?id=284
8.08.07

Traduzione a cura di Linda Possanzini

Sunday, April 15, 2007


ERO UN VIVISETTORE















Iniziò tutto quando ero uno studente universitario di medicina. Venimmo abituati gentilmente; iniziammo guardando video di esperimenti su conigli anestetizzati e prendendo nota dei risultati. In seguito effettuammo esperimenti sulle zampe delle rane e poi sui cuori. Prendevamo la cosa seriamente e 15 anni dopo ricordo ancora i principi fisiologici che imparavamo in quegli esperimenti. Così sembrava ne valesse la pena.

Quando iniziai il dottorato, dovetti frequentare un corso che insegnava a occuparsi degli animali sotto anestesia e ucciderli con umanità. In Gran Bretagna la sperimentazione sugli animali prevede norme molto rigide ; è necessaria una licenza dal Ministero degli Interni e si devono fare esami e test pratici per dimostrare la propria competenza. Il corso fu spaventoso. Guardavamo un video su come uccidere gli animali - gente con maschere e camici da laboratorio che sbattevano gli animali sul lato di un tavolo o gli spezzavano il collo - e poi discutevamo tranquillamente di etica, come se tutto avesse senso. Il problema è che non ce l'aveva - ma devo essermi perso il pezzo in cui ci incoraggiarono a metterlo in dubbio.

Quando iniziai a lavorare nel laboratorio di ricerca, venne il mio turno. Eravamo attentamente supervisionati e non ci veniva fatta fretta di uccidere animali prima che fossimo sicuri di poterlo fare in modo appropriato. Ma non mi sembrava giusto fare gli esperimenti senza compiere anche l'uccisione. Riuscivo a sentire il battito frenetico del cuore della cavia quando la presi in mano; non era l'unica ad essere nervosa. E poi lo feci. Le sbattei la testa sul lato del tavolo per tramortirla, poi le tagliai la gola e morì dissanguata. Il rumore del cranio che sbatte contro il tavolo non mi lascerà mai; 10 anni dopo sobbalzo ancora quando sento un suono simile.

In alcuni laboratori, il danno psicologico che questa tecnica infligge sullo staff è ben noto e agli animali viene perciò iniettata una dose mortale di anestetico. Ma questo è molto più doloroso per l'animale e può danneggiare il tessuto sul quale si vuole sperimentare. Così li colpivamo sulla testa e vivevamo con il suono di crani rotti.

Presto divenne più facile. Ciò che all'inizio mi aveva scioccato fu all'improvviso molto normale e banale. Sbattere la nuca delle cavie e poi tagliare loro la gola non mi faceva davvero più effetto. E sembrava non fare alcun effetto a nessun altro. I colleghi mi dissero che era una strategia del tutto naturale per farcela, che semplicemente non lo avresti potuto fare senza razionalizzarlo nella tua testa. Gli amici immaginavano che stavo facendo sicuramente della ricerca medica che valeva disperatamente la pena per giustificare un tale comportamento, che stavo per scoprire la cura per l'AIDS o per le malattie cardiache. La verità è che il lavoro di ricerca procede spesso per tentativi ed è solo il senno di poi che ci permette di giudicare quali erano le scoperte utili.

Nel frattempo il palazzo nel quale lavoravo era sotto assedio da parte degli antivivisezionisti. Un importante leader per i diritti degli animali stava facendo lo sciopero della fame in prigione. I suoi sostenitori avevano fatto circolare una lista di accademici che avrebbero ucciso per vendetta se il leader fosse morto.

Eravamo circondati da barriere di acciaio e da poliziotti a cavallo dalle facce severe. L'auto del dipartimento aveva uno specchietto su un'asta, così da poter controllare se sotto c'erano bombe. Ma a volte avere un nemico contro il quale unirsi rende più facile non mettere in dubbio ciò che si sta facendo. E una volta che ci sei dentro è difficile uscirne.

Quando ebbi terminato il mio dottorato triennale, me ne andai. Ero diventato un uomo che pensava fosse normale uccidere animali quotidianamente e non soffrirne, il che non era esattamente ciò che volevo essere.

Un anno dopo che avevo terminato presi in mano di nuovo una cavia. Era una di quelle molto pelose, la cui testa e coda erano difficilmente distinguibili. Non dissi al suo proprietario cosa facevo una volta. Avevo un irrazionale timore di andare fuori di testa all'improvviso e colpire il povero animale. Non lo feci, ma dovetti nascondermi le mani, che tremavano quando lo rimisi giù.

Ora mi considero riabilitato. Ho ucciso solo due animali da allora: un uccello selvatico senza una zampa e brulicante di vermi e un coniglio mezzo morto con una mixomatosi. Entrambe le volte poi ho vomitato di puro orrore. Ma questa è una reazione naturale e ne sono felice.


Versione originale:

Fonte: www.guardian.co.uk/
Link: http://www.guardian.co.uk/weekend/story/0,,2045354,00.html
31.03.07


Versione italiana:

Fonte: www.agireora.org
Link: http://www.agireora.org/info/news_dett.php?id=207
15.04.07

Thursday, April 05, 2007

ESPERIMENTI SUI PRIMATI: LA DOLOROSA REALTA'




In uno scioccante dossier, l'associazione inglese Animal Aid rivela le modalità secondo le quali vengono fatte soffrire, per poi essere uccise, le scimmie nei laboratori britannici, oltre alle "ragioni" addotte a sostegno della loro morte.

Tutti gli esperimenti rivelati nel dossier sono stati eseguiti in Gran Bretagna (a parte uno, eseguito invece negli USA ad opera di uno scienziato britannico) negli ultimi due anni e pubblicati nel 2006. Si tratta di esperimenti su alcune scimmie il cui cervello è stato deliberatamente danneggiato e che sono state successivamente spaventate per poterne valutare le reazioni, e un macaco di 16 anni, al quale è stato somministrato un farmaco che provoca tremori, rigidità e inabilità.

Ogni anno nei laboratori europei vengono utilizzati circa 10.000 primati, un terzo dei quali impiegato per esperimenti nei laboratori britannici. Questi dati fanno

Un gruppo di ricercatori del Dipartimento di Studi Psicologici Sperimentali dell'Università di Oxford ha studiato gli effetti dei danni al cervello sul comportamento sociale di nove macachi.

Le scimmie sono state divise in tre gruppi – in ognuno delle quali le scimmie presentavano differenti tipi di danneggiamento provocati chirurgicamente in aree diverse del cervello. Una volta riacquisita conoscenza, gli animali venivano studiati per osservarne la reazione a varie situazioni di minaccia. Fra esse l'esposizione a serpenti di gomma e allo sgurdo fisso di volti umani sconosciuti.

Esperimenti simili, eseguiti in precedenza dagli stessi ricercatori, avevano dimostrato che maggiore è il danno al cervello, minore è la socievolezza delle scimmie fra loro. I ricercatori non hanno rivelato quale sia stata la sorte delle scimmie dopo l'esecuzione degli esperimenti.

In conclusione, i ricercatori hanno tacitamente ammesso la mancanza di utilità della loro stessa ricerca. Hanno affermato che gli stessi test eseguiti su soggetti umani (per i quali sono stati usate apparecchiature non invasive di scansione) erano sostanzialmente più complessi di quelli che era stato possibile eseguire sulle scimmie.

Rudebeck M, Buckley MJ, Walton ME, Rushworth MFS. Science 2006; 313:1310-1312. 'A role for the macaque anterior cingulate gyrus in social valuation.'

Manchester: i cervelli delle scimmie sono unici

Gli scienziati della Facoltà di Scienze Naturali dell'Università di Manchester hanno eseguito una serie di esperimenti per mettere a confronto l'organizzazione delle cellule nei cervelli delle scimmie marmoset con quella dei cervelli dei macachi. Quattro marmoset sono stati anestetizzati, e gli e' stata scorticata la pelle e i muscoli dalla testa, per metterne a nudo i crani. Su ciascuno di essi è stato fissato, con del cemento dentale, uno strumento di registrazione in acciaio inossidabile.

Le scimmie anestetizzate sono state sottoposte ad una serie di esperimenti ottici della durata di circa 60-72 ore, durante le quali sono state alimentate mediante fleboclisi. Al termine degli esperimenti, tutti gli animali sono stati uccisi con un'iniezione letale.

I ricercatori sono arrivati alla conclusione che ci sono sia somiglianze che differenze nel modo in cui sono distribuite le cellule nell'area visiva del cervello dei marmoset rispetto ai macachi. L'utilità di tale ricerca per la salute umana resta ignota.

Parzialmente finanziato dalla Wellcome Trust.

McLoughlin N, Schiessl I. NeuroImage 2006; 31:76-85. 'Orientation selectivity in the common marmoset (Callithrix jacchus): the periodicity of orientation columns in V1 and V2.'http://www2.blogger.com/img/gl.bold.gif

Port Down: Scimmie marmoset usate dal Ministero della Difesa britannico per smentire la "Sindrome da Guerra del Golfo" (GWS).

A seguito del servizio in zona di combattimento durante la Guerra del Golfo nel 1991, un certo numero di veterani britannici iniziò ad accusare una serie di sintomi di diverso tipo, universalmente noti come Sindrome da Guerra del Golfo (GWS). Nonostante gli accertamenti ufficiali del 2004 da parte del Comitato Consultivo di Ricerca americano, che collegano la Sindrome da Guerra del Golfo all'esposizione a sostanze chimiche, il Ministro della Difesa britannico continua a negare tale connessione, basandosi in larga parte sui risultati di alcuni esperimenti sugli animali finanziati dal governo.

Questi studii – condotti a Port Down nel 2005 – sottoposero 48 marmoset a un intenso programma di esami del sangue, operazioni chirurgiche e somministrazione di agenti anti-gas nervino, vaccinazioni multiple, test cognitivi quotidiani e test di resistenza settimanali.

Gli esperimenti durarono 21 mesi, al termine dei quali le scimmie furono uccise per analizzarne i tessuti. Le ricerche furono completate soltanto su 32 di esse – rispetto al numero originario di 48. Della sorte degli altri 16 marmoset non vi è traccia.

Finanziato dalla Veterans Policy Unit.

Stevens D, Scott EAM, Bowditch AP, Griffiths GD, Pearce PC. Pharmacology, Biochemistry and Behaviour 2006; 84:207-218. 'Multiple vaccine and pyridostigmine interactions: effects on cognition, muscle function and health outcomes in marmosets.'

GSK, Harlow, Essex: Scimmie vive in salamoia

I ricercatori del King's College di Londra, in collaborazione con la GlaxoSmithKline (Harlow, Essex) hanno utilizzato 8 marmoset per studiare il morbo di Parkinson. Agli animali è stata somministrato un farmaco chiamato MPTP durante un periodo di 18 mesi precedente all'inizio degli esperimenti veri e propri. La MPTP è una sostanza chimica che provoca artificialmente dei tremori simili a quelli del Parkinson. A seconda della dose, le scimmie sperimentano vari livelli di inabilità, tremori, rigidità e perdita di movimenti volontari del corpo.

Al termine degli studi, tutte e otto le scimmie sono state uccise per eseguire i test di laboratorio. La metà di esse è stata uccise con un'iniezione letale. Le altre quattro sono state anestetizzate e "messe in salamoia" mentre erano ancora vive, attraverso l'iniezione di un fluido per imbalsamazione, altamente tossico, che alla fine le ha uccise. Questo metodo di conservazione degli animali sfrutta il fatto che il cuore, battendo ancora, riesce a far circolare meglio il fluido per l'imbalsamazione attraverso tutto il corpo.

Finanziato dalla GlaxoSmithKlinhttp://www2.blogger.com/img/gl.italic.gife Pharmaceuticals and Rosetrees Trust.

Zeng B-Y, et al. European Journal of Neuroscience 2006; 23:1766-1774. 'MPTP treatment of common marmosets impairs proteasomal enzyme activity and decreases expression of structural and regulatory elements of the 26S proteasome.'

Oxford, Cambridge e Newcastle: Scimmie cerebrolese costrette a guardare i pesci.

Gli scienziati delle Università di Oxford, Cambridge, Newcastle e della Western Ontario University (Canada), hanno collaborato a uno studio a lungo termine sui comportamenti cerebrali di due macachi. Entrambe le scimmie sono state sottoposte a un'operazione chirurgica al cervello per l'impianto di elettrodi al fine di registrarne l'attività cerebrale. L'impianto era fissato da viti d'acciaio inossidabile, un bullone da testa e del cemento dentale.

Le scimmie sono state messe in una stanza insonorizzata, adagiate su una "sedia di contenzione" appositamente costruita – un apparecchio che limita i movimenti del corpo. Durante ogni sessione di sperimentazione la scimmia, costretta in quella posizione, veniva sottoposta alla visione a una serie di immagini in successione. Il suo compito consisteva nel tenere lo sguardo fisso fino a quando non vedeva un pesce. Tutte le registrazioni sperimentali sul cervello e sugli occhi venivano monitorate da un computer, e anche la consegna di un succo di frutta come premio era automatica. Uno sguardo sbagliato, o l'assenza di reazione da parte delle scimmie risultava nella mancata consegna del premio. Le scimmie sono state sottoposte a un totale di 67 sessioni di esperimenti. Non vi è traccia alcuna della loro sorte dopo questi esperimenti.

Everling S, Tinsley CJ, Gaffan D, Duncan J. European Journal of Neuroscience 2006; 23:2197-2214. 'Selective representation of task-relevant objects and locations in the monkey prefrontal cortex.'


Edimburgo: Scimmie uccise per dimostrare che il latte artificiale a base di soia è sicuro

Un gruppo di scienziati dell'Università di Edimburgo ha compiuto delle ricerche sugli effetti che le formulazioni artificiali di latte per l'infanzia a base di soia producono sullo sviluppo sessuale dei maschi a cui viene somministrato.

Gruppi diversi di cuccioli gemelli di scimmia marmoset sono stati alloggiati con i propri padri, con la possibilità di vedere le madri, ma da esse separate per mezzo di una rete metallica, così da impedire il normale allattamento al seno.

In ogni coppia di gemelli, uno veniva stato nutrito con una formulazione artificiale a base di latte di mucca, mentre all'altro veniva somministrata la formulazione a base di soia, per un periodo di 30-40 giorni. I piccoli marmoset rimanevano nei loro nuclei familiari fino all'età di 18 mesi, durante i quali ciascun maschio veniva messo in gabbia con una femmina adulta.

Alle coppie di maschi e femmine era permesso di rimanere insieme (anche con eventuali cuccioli nati nel frattempo) fino all'età di 120-138 settimane; a quel punto, venivano uccisi con un'iniezione letale per poterne studiare gli organi in laboratorio.

Il latte artificiale a base di soia è stato dichiarato innocuo per le scimmie. Molti cuccioli d'uomo vengono nutriti con il latte di soia artificiale. Nella conclusione, i ricercatori suggeriscono che, negli esseri umani, per ottenere la vera risposta a qualsiasi dubbio relativo agli effetti del latte artificiale a base di soia, non occorre altro che un'analisi del sangue.

Finanziato dal Medical Research Council

Tan KAL, Walker M, Morris K, Greig I, Mason JI, Sharpe RM. Human Reproduction 2006; 21(4): 896-904. 'Infant feeding with soy formula milk: effects on puberty progression, reproductive function and testicular cell numbers in marmoset monkeys in adulthood.'

University College di Londra e Università di Rochester, New York: Scimmie cerebrolese premiate con del succo di frutta

In uno studio in collaborazione fra scienziati britannici e americani all'Università di Rochester (New York), due macachi adulti sono stati studiati per valutare la loro reazione a 367 diversi tipi di richiami di altre scimmie. Entrambe gli animali erano stati precedentemente sottoposti a un'operazione chirurgica per l'impanto di elettrodi nel cervello. Inoltre, ad uno di essi è stata anche impiantata una spirale ottica – uno strumento utilizzato per la registrazione dei movimenti dell'occhio, che viene applicato chirurgicamente dietro la congiuntiva (la delicata membrana che ricopre la parte anteriore del bulbo oculare e riveste la parte interna della palpebra).

Le scimmie sono state addestrate, usando del succo di frutta come premio, a focalizzare l'attenzione su un punto centrale, mentre venivano sottposte all'ascolto di vari suoni – compresi i richiami delle scimmie – emessi da aloparlanti. I ricercatori hanno registrato l'attività di cellule cerebrali associate all'udito.

Finanziato dal National Institute on Deafness e dalla Schmitt Foundation

Averbeck BB, Romanski LM. The Journal of Neuroscience 2006; 26(43):11023-11033. 'Probabilistic encoding of vocalizations in macaque ventral lateral prefrontal cortex.'


University College di Londra: esperimenti del 1983 sugli occhi delle scimmie, ripetuti nel 2005

I ricercatori del Wellcome Laboratory di Neurobiologia dello University College di Londra, hanno condotto esperimenti su delle scimmie, per poter identificare esattamente quali cellule cerebrali siano responsabili del riconoscimento delle sfumature dei colori. Sono stati utilizzati sei macachi maschi. I test sono stati eseguiti su quattro animali anestetizzati e su due coscienti.

Le scimmie sono state abituate a sedersi su una "sedia di contenzione" – un apparecchio che limita fortemente i movimenti del corpo. Sotto anestesia, è stato loro impiantato nel cranio uno strumento di registrazione, usando viti di acciaio inossidabile e cemento dentale.

Dopo aver riacquisito conoscenza, sono state immobilizzate sulla sedia e addestrate a fissare lo sguardo su un punto preciso di uno schermo posto loro di fronte, il cui sfondo cambiava colore.

Esperimenti simili sono stati eseguiti sulle quattro scimmie anestetizzate, i cui occhi riuscivano ancora a trasmettere e far registrare deboli onde. Tutti e sei gli animali sono stati uccisi per studiarne i cervelli.

Gli autori hanno ammesso che gli stessi risultati sulla funzione delle cellule erano stati ottenuti durante alcuni esperimenti sulle scimmie condotti nel 1983.

Finanziato dalla Wellcome Trust.

Kusunoki M, Moutoussis K, Zeki S. J Neurophysiol 2006; 95:3047-3059. 'Effect of background colours on the tuning of colour-sensitive cells in monkey area V4.'


Oxford: Ricercatori delibitano una scimmia di 16 anni

Un gruppo di ricercatori dell'Università di Oxford ha condotto esperimenti su un macaco di 16 anni, come parte di uno studio in corso relativo ai disordini motori associati al morbo di Parkinson.

La scimmia, in età ormai avanzata, è stata sottoposta a un intervento chirurgico per l'impianto in profondità di un elettrodo cerebrale, connesso ad un pacemaker, che poteva essere attivato o disattivato da un comando a distanza. In esperimenti successivi, l'animale è stato reso inabile, attraverso la somministrazione dell'MPTP – una sostanza chimica che danneggia il cervello e compromette seriamente il controllo dei movimenti del corpo.

I ricercatori hanno poi eseguito esperimenti con la combinazione di un comune medicinale utilizzato per il trattamento di questa malattia (L-DOPA) e l'attivazione o disattivazione del pacemaker.

E' stato scoperto che i due trattamenti per il Parkinson (L-DOPA e la stimolazione elettrica attraverso l'elettrodo impiantato in profondità nel cervello) insieme, nel complesso davano il miglior risultato.

Studi equivalenti condotti su pazienti umani suggeriscono che questa informazione era già nota almeno dal 1999. Il numero di esperimenti a cui questa scimmia sedicenne era stata precedentemente sottoposta, così come la sua sorte dopo gli studi su di essa condotti, non sono stati resi noti.

Finanziato dal Medical Research Council, dalla Templeton Foundatione e dalla Charles Wolfson Charitable Foundation

Jenkinson N, Nandi D, Oram R, Stein J, Aziz T. Neuroreport 2006; (17) 6: 639-641. 'Pedunculopontine nucleus electric stimulation alleviates akinesia independently of dopaminergic mechanisms.'

Hull, Bristol, Nottingham e Newcastle: nove scimmie uccise per esperimenti ripetuti alla vista

In questo studio, gli scienziati delle università di Hull, Bristol, Nottingham e Newcastle hanno condotto esperimenti alla vista su nove marmoset. Gli animali sono stati anestetizzati e poi è stata somministrata loro una sostanza paralizzante. L'uso di tale sostanza è di particolare importanza, perché puo' impedire alle scimmie di esprimere qualsiasi sensazione di dolore.

Nel cervello di questi animali sono stati impiantati chirurgicamente degli elettrodi, in modo da registrare l'attività delle cellule cerebrali. Inoltre, nei loro occhi sono state applicate delle lenti a contatto e poi sono stati esposti a fasci di luce di diverse frequenze.

Alla fine degli esperimenti, tutti e nove i marmoset sono stati uccisi per iniezione letale. I loro cervelli sono stati rimossi per studi di laboratorio.

Gli autori sono giunti alla conclusione che i loro risultati si avvicinavano moltissimo a quelli di alcuni studi sugli animali eseguiti 13 anni fa. Hanno ammesso che recenti studi sulla formazione delle immagini condotti con tecniche non invasive sugli esseri umani avevano già contribuito ad importanti informazioni agli studi in questo campo.

Finanziato dalla Wellcome Trust, dal Biotechnology e dal Biological Sciences Research Council (BBSRC)

Barraclough N, Tinsley C, Webb B, Vincent C, Derrington A. Visual Neuroscience 2006; 23:815-824. 'Processing of first-order motion in marmoset visual cortex is influenced by second-order motion.'

Oxford: Scimmie danneggiate cerebralmente per renderle indecise


Un gruppo di scienziati dell'Università di Oxford ha compiuto studi sul comportamento del processo decisionale di nove macachi adulti. Tre scimmie sono state sottoposte a interventi chirurgici, durante i quali è stata loro deliberatamente danneggiata l'area del cervello ritenuta importante per il processo decisionale.

Tutti e nove i macachi sono stati costretti ad eseguire vari compiti con la promessa di un premio. Sono stati ammaestrati a manipolare un joystick per 150 volte al giorno, per cinque giorni consecutivi. Gli animali dovevano conseguire un risultato positivo per 25 volte di seguito, dopo le quali il livello di frustrazione aumentava, in quanto i ricercatori richiedevano loro un diverso tipo di risposta "corretta".

Basandosi sul confronto fra scimmie normali e scimmie cerebrolese, il gruppo di ricerca è arrivato alla conclusione che la parte del cervello danneggiata è "essenziale per l'apprendimento del valore delle azioni".

Finanziato dal Medical Research Council, dal Clarendon Foundation, dal Wellcome Trust e dalla Royal Society.

Kennerley SW, Walton ME, Behrens TEJ, Buckley MJ, Rushworth MFS. Nature Neuroscience 2006; 9:940-947. 'Optimal decision making and the anterior cingulate cortex.'



Versione originale:

Fonte: www.animalaid.org.uk
Link: http://www.animalaid.org.uk/h/n/CAMPAIGNS/experiments/ALL/1505/

Versione italiana:

Fonte: www.agireora.org
Link: http://www.agireora.org/info/news_dett.php?id=193
31.03.07

Saturday, March 31, 2007

TI DEFINISCI UN PROGRESSISTA - MA ANCORA MANGI CARNE ?

Nutrirsi seguendo un'alimentazione basata sui cibi vegetali è un modo facile ed economico per porre fine alla crudeltà verso gli animali e per ripulire l'ambiente. Come mai, allora, ci sono ancora così tanti progressisti che si aggrappano ai loro chicken nuggets?

La relazione pubblicata questa settimana dai più famosi scienziati in materia di clima non lascia dubbi: il problema del riscaldamento globale è in forte crescita ed è principalmente causato dall'uomo. La relazione dell'ONU pubblicata poco tempo dopo ha fatto notare un punto critico: "Il settore dell'allevamento emerge come una delle 2-3 principali cause dei problemi ambientali più gravi, su ogni scala, dal locale al globale". E tuttavia, tantissimi ambientalisti continuano a mangiare carne. Perché? Aiutare a risolvere il problema può essere molto più semplice ed economico che andare a comprare una nuova auto ibrida (elettrica+benzina). Possiamo fare una enorme differenza per l'ambiente semplicemente con una dieta basata sui vegetali anziche' sui prodotti animali. L'allevamento industriale inquina l'aria e l'acqua, riduce le foreste pluviali, e causa il riscaldamento globale. E tuttavia per alcuni ambientalisti l'idea di abbandonare la bistecca è dura da mandar giù.

Così, ho pensato che avrei potuto discutere un po' delle principali motivazioni che i miei amici carnivori adducono per difendere il loro consumo di carne. Iniziamo con:

Alcuni erano spaventati dal passaggio ad una dieta vegetariana

Questo non ha senso. Metà degli americani muore di infarto o cancro e due terzi sono sovrappeso. La American Dietetic Association dice che i vegetariani hanno "probabilità più basse di morire di ischemia cardiaca; [...] livelli di colesterolo più bassi, pressione più bassa, e minore incidenza di ipertensione, diabete di tipo 2, e cancro alla prostata ed al colon". I vegetariani, mediamente, hanno un terzo delle possibilità di essere in sovrappeso rispetto a chi mangia carne.

Inoltre ho appena appreso dal brillante Dr. Andrew Weil che c'è qualcosa nella carne che si chiama acido arachidonico, o AA, che è responsabile di molte infiammazioni. L'AA è un acido grasso pro-infiammatorio. Il Dr. Weil mi ha spiegato che "infarto e morbo di Alzheimer (oltre un gran numero di altre malattie) iniziano come processi infiammatori. Lo stesso disequilibrio ormonale che aumenta l'infiammazione aumenta anche la proliferazione delle cellule ed il rischio di trasformazioni maligne". I medici stanno dimostrando che le infiammazioni sono la chiave di molte malattie che ci colpiscono. Così, quando mangi carne, ingerisci AA, che causa infiammazioni e scatena malattie. Non importa che il pollo sia allevato all'aperto ed il manzo nutrito ad erba, perché questo acido grasso è naturale e sempre presente nella carne.

Per quanto riguarda la mancanza di forza ed energia in una dieta vegetariana, basti dire che alcuni degli atleti più riconosciuti al mondo sono vegetariani. Qualche esempio: Carl Lewis (forse il più grande atleta olimpico di tutti i tempi), Robert Parish (uno dei 50 grandi giocatori della storia dell'NBA), Desmond Howard (vincitore del Trofeo Heisman e Super Bowl MVP, Most Valuable Player), Bill Pearl (body builder professionista e 4 volte Mr. Universo), Jack La Lanne (Mr. Fitness) e Chris Evert (campione del tennis). Gli atleti vegetariani hanno il vantaggio di prendere tutte le proteine vegetali, carboidrati complessi e fibra di cui hanno bisogno senza il colesterolo ed i grassi animali che si trovano nella carne e che a causa della loro capacità di ostruire le arterie li rallenterebbero. Infatti, Carl Lewis afferma: "il mio anno migliore, per quanto riguarda le competizioni, fu il primo anno che iniziai a seguire un'alimentazione vegan".

Qualcuno ha dichiarato che la foresta pluviale è stata disboscata per far coltivare soia, non carne.

In realtà, la foresta pluviale è stata abbattuta soprattutto per creare terreni di pascolo, però è vero, anche per coltivare soia – ma non per essere destinata all'alimentazione umana. L'America e l'Europa non sono in grado di coltivare il foraggio di cui hanno bisogno per provvedere alla loro dipendenza dalla carne rimanendo nei loro territori, perciò l'industria agricola ha cominciato ad abbattere la foresta pluviale. Chiedete ai membri di Greenpeace, o di qualunque altra associazione ambientale, e vi diranno che la stragrande maggioranza di soia (o di grano o di frumento, per quello che importa) è utilizzata per nutrire gli animali negli allevamenti. Infatti, Greenpeace ha recentemente esposto un enorme striscione sopra un campo di soia in Amazzonia, che reca la scritta "KFC-Amazon Criminal", per evidenziare il fatto che molte importanti società di pollame e altri tipi di carne, come la KFC (Kentucky Fried Chicken) siano responsabili della distruzione dell'Amazzonia. [NdT: peccato che Greenpeace mai e poi mai abbia sostenuto un'aliemtazione a base evegtale, ne' abbia mei nemmeno informato sull'argomento]

Alcuni si domandano se lo stesso discorso valga per la carne da allevamento biologico e kosher.

Purtroppo, la maggior parte delle società produttrici di carne, uova e prodotti caseari, che vogliono far credere di essere ecologiche o "amiche degli animali", mettendo sulle confezioni le immagini di allegri pollai, sono sostanzialmente le stesse società che lavorano insieme agli allevamenti intensivi, ma con consulenti pubblicitari migliori. Infatti, etichette quali "Swine Welfare" e "UEP Certified" non sono altro che una tattica per tentare di nascondere gli orribili maltrattamenti che avvengono nella produzione di questi prodotti. Persino gli allevamenti "biologici" si stanno industrializzando in un modo che scandalizza anche i giornalisti che si danno la pena di indagare. Tristemente, "kosher" non significa nulla quando si ha a che fare con il modo in cui vengono trattati gli animali negli allevamenti, inoltre, si è scoperto che il più importante mattatoio kosher in Nord America maltrattava gli animali in modo orrendo.

Dopo quanto è stato detto, è innegabile il fatto che i rari mangiatori di carne che si limitano a consumare, nelle occasioni speciali, solo un pochino di carne di animali allevati all'aperto e nutriti di erba, producono un impatto senza dubbio minore sull'ambiente rispetto alla maggior parte degli americani. Ma se considerate che nessun valido studio scientifico o medico dimostra che mangiare animali sia salutare, tantomeno necessario, occorre porsi delle domande sul perché gli ambientalisti insistano nel consumare prodotti che sappiamo provenire da allevamenti intensivi ed inquinanti (sebbene siano meno intensivi ed inquinanti di altre alternative simili, o sebbene siano consumati con "moderazione"). Sarebbe un po' come guidare una SUV che fa 6km con un litro, anziché 4, oppure guidare una SUV tre volte alla settimana, anziché sette. Non c'è dubbio che sarebbe meglio per l'ambiente, ma dal momento che esistono molti altri modi per spostarsi da A a B, non c'è alcun bisogno di usare una SUV. Mangiare carne – qualsiasi tipo di carne – è la stessa cosa: con tutte le opzioni vegetariane esistenti, che sono senz'altro molto più rispettose dell'ambiente di qualsiasi prodotto animale, semplicemente non ci sono giustificazioni per coloro che si dichiarano ambientalisti – o contro la crudeltà – ma mangiano carne.

Alcune preoccupazioni riguardo i vegetariani "predicatori", "sputasentenze" o "estremisti"

Alcuni ritengono che il vero motivo che spinge i vegetariani ad essere tali sia il desiderio di essere estremi. Nonostante io non apprezzi per nulla i messaggi radicali, la verità è che, qualche volta, è la sola cosa che ci strappi dal nostro stato di apatia. Di sicuro la visione di uno di quei video sui mattatoi ha funzionato con me – sicuramente non è stato piacevole, ma ha catturato la mia attenzione.

La vera natura dei movimenti progressisti nel corso della storia è stata quella di dire agli altri di smettere di fare qualcosa di nocivo o degradante (es., usare gli esseri umani come schiavi, molestare sessualmente le donne, costringere i bambini a lavorare nelle aziende che sfruttano la manodopera, danneggiare l'ambiente, ecc.). Sì, gli abolizionisti, i suffragisti, le femministe e gli attivisti per i diritti civili venivano chiamati estremisti, e analogamente, alcuni vegetariani sono chiamati nello stesso modo. Ma forse ciò accade solo perché il vegetarismo non è stato ancora accettato culturalmente. Le vecchie abitudini – e l'appetito – sono dure a morire, e solitamente si incontra molta opposizione di fronte a questo cambiamento. Sono una ragazza del sud, e amavo i miei bastoncini di pollo fritti più di ogni altra cosa. Non volevo rinunciare alle gioie dei barbecue domenicali e alle scorpacciate di ali di pollo che facevo con i miei amici il venerdì notte. Lo so; lo capisco.

Ciononostante, se vogliamo continuare ad evolverci – fisicamente, emotivamente e spiritualmente – dobbiamo veramente essere consapevoli di come le nostre scelte alimentari influiscano non solo sull'ambiente ma, cosa ancora più importante, sulla salute (o sulla grande sofferenza) delle altre creature. Quindi sì, da una parte il muoversi verso un'alimentazione basata sui vegetali potrebbe sembrare una scelta estrema, perché la gente non ci è abituata. Ma dall'altra parte, possiamo ancora permetterci i nostri barbecue (con gli hamburger veegtali e i wurstel di soia) e sentirci in pace con noi stessi. Sono davvero convinta che i vegetariani non dovrebbero alimentare stereotipi ipocriti, penso che non dovremmo essere insistenti e pesanti, ovviamente, ma penso anche che non ci sia bisogno di stare in silenzio; ciò che occorre è semplicemente tanta pazienza e dignità.

Alcune persone hanno chiesto informazioni a proposito della carne nei paesi in via di sviluppo, o per gli eschimesi o per gli Inuit.

Se state leggendo questo blog e siete Eschimesi, o vivete nel deserto Sub-sahariano, non sto per dire che intendo privarvi del vostro pezzo di carne; sarebbe davvero sciocco da parte mia affermare una cosa simile. Ma se vivete in un paese industrializzato, dove quasi tutti gli animali vengono nutriti con il foraggio coltivato appositamente, anziché essere lasciati liberi di pascolare, vivono in allevamenti o viene loro data la caccia, anziché essere lasciati liberi di vivere con le loro famiglie, e siete circondati da molte alternative vegetariane, nel vostro caso allora non si può parlare di limitate fonti di cibo.

Alcune persone sono preoccupate sulle possibili difficoltà che una dieta vegetariana può presentare.

Essere vegetariani non rappresenta esattamente il sacrificio supremo – facendo un giro su Internet si possono vedere foto di piatti vegetariani che vi dimostreranno proprio il contrario. Il cibo vegetariano e vegan si può trovare ovunque. La maggior parte dei, se non tutti, più grandi supermercati vende latte di soia, sostituti della carne (bocconcini di "pollo", "costolette" alla brace, hamburger, "wurstel" di soia, ecc.), formaggi vegan, e gelato di soia. Se non riuscite a trovare quello che cercate in un supermercato, nella maggior parte dei casi lo potete far ordinare [NdT: in Italia oggi questi prodotti si trovano solo in alcuni supermercati, non in tutti, ma comunque non sono prodotti necessari, perche' la base dell'alimentazione vegan e' fatta di cereali e legumi, e questi prodotti si consumano solitamente 1-2 volte la settimana e si trovano nei supermercati di alimentazione naturale]. Molti ristoranti propongono delle alternative vegetali (specialmente quelli Tailandesi, Indiani, Etiopi, Messicani e altri ristoranti etnici, che, d'altra parte, sono i miei preferiti). È pur vero che alcuni vegetariani preferiranno non mangiare il cibo che è stato cotto sulla stessa griglia in cui è stata fatta cuocere della carne, ma personalmente non mi preoccupo di questo (non causa un'ulteriore sofferenza animale o un danno ambientale). Potete trovare ottime ricette vegetariane al sito www.VegCooking.com [NdT in Italia: www.vegan3000.info e www.veganriot.it ]

Vorrei adesso accennare brevemente alle cinque affermazioni più comuni che abbia sentito fare dai mangiatori di carne, riguardo al loro consumo di carne.

Numero cinque:
"Gli esseri umani hanno sempre mangiato gli animali – è naturale".

Prima di tutto, la nostra evoluzione verso la moralità è quasi interamente caratterizzata dall'andare oltre la "legge del più forte". Potrebbe senz'altro risultare "naturale" ai potenti dominare sui poveri, ma ciò non significa che dobbiamo tollerarlo. Poi, il corpo umano non ha bisogno di carne per essere in salute – piuttosto il contrario. La carne degli animali è ricca di colesterolo e di grassi saturi, che fanno male al nostro corpo. Potremmo aver avuto bisogno di mangiare carne migliaia di anni fa, in tempo di carestia siamo stati cacciatori, ma non ne abbiamo bisogno adesso e staremmo meglio senza. Date un'occhiata a questo articolo del Dr. Milton Mills per avere maggiori informazioni sui legami tra fisiologia umana e consumo di carne. Quel che è peggio, la gente che fa affermazioni di questo tipo generalmente lo fa per giustificare il proprio consumo della solita vecchia carne che proviene dagli enormi, disumani allevamenti, dove gli animali sono ammassati in capannoni sporchi o dentro gabbie e non sono liberi di fare nulla di ciò che la loro natura richiederebbe – mai, in nessun caso (respirare aria fresca, scaldarsi sotto il sole, fare bagni di terra, organizzarsi in ordini sociali, ecc.). Alle galline ovaiole viene tagliato il becco, ai maialini viene tagliata la coda, ecc. (per favore dedicate 10 minuti alla visione di questo video Meet your meat). Mostra come il 99% dei polli e dei tacchini, il 95% del maiali e delle uova, e quasi tutta la carne di manzo e i prodotti caseari giungano sulle nostre tavole. Infine, se vi preoccupate così tanto di essere "naturali", allora pensate per un attimo al danno che state facendo al vostro ambiente naturale, mangiando carne – ogni tipo di carne. In conclusione, secondo me, non abbiamo alcun bisogno di mangiar carne, anzi vivremmo meglio senza e in più per soddisfare la nostra golosità provochiamo agli animali enorme sofferenza.

Numero Quattro:
"Gli animali non sono pari agli esseri umani, quindi non dovremmo preoccuparci troppo di loro".

Spesso mi trovo in disaccordo con Peter Singer, professore di Princeton, ma in questo caso non posso che dargli ragione. Il Dr. Singer scrive, "Quando i non vegetariani dicono che 'i problemi degli esseri umani hanno la priorità', non riesco a capire cosa esattamente essi stiano facendo per gli esseri umani che li costringa a sostenere l'inutile, crudele sfruttamento degli allevamenti". Che equivale a dire: Bene, non sprecare tempo per i problemi degli animali, ma per favore non spingere gli altri ad abusare degli animali, cosa che fai quando compri pollo, maiale o altri prodotti animali. E ricorda: una dieta vegetariana è anche la dieta migliore per il pianeta, così mangia come se la salute del pianeta dipendesse da questo, e, del resto, è proprio così.

Numero tre: "Ci sono stati molti carnivori brillanti, come Picasso e Mozart, e certamente non possono essere stati nel torto."

Dubito fortemente che qualcuno possa insinuare che i vegetariani Steve Jobs, Leonardo da Vinci, Pitagora, Albert Einstein, Leone Tolstoij o Mohandas Gandhi siano stati geniali perché vegetariani, e non credo neanche che si possa argomentare che i carnivori abbiano raggiunto grandi traguardi come risultato della propria dieta. È interessante notare che molti studi mostrano come i vegetariani siano più intelligenti dei carnivori, ma probabilmente non è un fatto casuale; probabilmente la spiegazione è che le persone più sveglie tendono ad interrogarsi più profondamente sulla realtà delle cose, da qui la decisione di diventare vegetariani. Qui c'è uno studio del 2006 pubblicato sul British Medical Journal che dimostra che i vegetariani sono più intelligenti dei carnivori.

Numero due: "Qual è il confine? Dovremmo proteggere gli insetti? Qual è la differenza tra l'uccidere piante ed uccidere animali? Sono tutti vivi".

Il teologo, creatore di Narnia, C.S. Lewis si è fortemente opposto alla vivisezione adducendo motivazioni cristiane, ed ha fatto notare che quella domanda è senza fondamento; chi la pone già conosce e comprende la differenza tra piante ed animali. Ogni lettore proverà orrore nel pensare di dar fuoco ad un gatto oppure colpire la testa di un cane con una mazza da baseball, perché noi sappiamo che queste cose possono provocare dolore agli animali. Ma nessuno di noi prova lo stesso orrore quando pensa di strappare l'erbaccia o di falciare l'erba, perché sappiamo che l'erba non ha capacità di sentire dolore. Polli, maiali, pesci e vitelli sentono tutti dolore nello stesso modo e con la stessa intensità di un cane ed un gatto. Provate ad osservare il linguaggio del loro corpo e del loro viso in questi video segreti; ascoltate il modo in cui urlano. Ve lo assicuro, l'erba non soffre come queste povere creature. Non sono così sicura per quanto riguarda gli insetti, anche se provo a concedere il beneficio del dubbio, finché possibile. Sì, quando cammino per strada, sono sicura di schiacciare scarafaggi. Ma il fatto che io non sia in grado di fermare tutta la crudeltà, vuol dire che non dovrebbe importarmi nulla di fermarne quanta possibile? No di certo. È un po' come dire che, dal momento che guidi una macchina, allora non dovresti preoccuparti neppure di fare riciclaggio.

E per finire, la giustificazione Numero 1 al consumo di carne: "La carne non mi ucciderà, e mi piace".

Non c'è nessun dubbio sul fatto che questo sia il punto cruciale, l'unica risposta veramente onesta a parer mio. Certamente, a meno che non ci si prenda una grave intossicazione per un pollo poco cotto o ci si strozzi con un pezzo di bistecca, la carne non ti ucciderà direttamente. Ma ci sono elevate probabilità che mangiare carne possa ridurre la durata e la qualità della vostra vita a lungo andare. La American Dietetic Association (il più importante gruppo di ricercatori, dottori, ecc. nel campo della nutrizione) dice che tra i vegetariani si riporta una minore incidenza di infarto, cancro, diabete e obesità rispetto ai carnivori. Alcuni sostengono che per ogni studio ce ne sia un altro che dimostra il contrario, ma non è così in questo caso. La ricerca di un documento scientificamente valido o di prove mediche che dimostrino il contrario vi darà filo da torcere. Davvero, anche se non avessi avuto interesse per la sofferenza animale o per il degrado ambientale, sarei diventata comunque vegetariana perché questa dieta è la migliore per la mia salute. E come ho gia' fatto notare, mangiare carne comporta crudeltà verso gli animali e un aumento del degrado ambientale, e tutto per una questione di preferenza di gusto (che, comunque, può essere largamente soddisfatta dalle gustose alternative vegetali disponibili)

Conclusioni:

Una cosa riguardo l'essere vegetariani che viene spesso ignorata è quanto questa scelta possa rendere più coerenti. Personalmente, penso che l'integrità delle proprie azioni richieda che, tra l'altre cose, cerchiamo di condurre una vita che sia il più compassionevole e consapevole possibile. Per me questo significa che se c'è qualcosa che non vorrei fare io personalmente, allora non dovrei pagare qualcun altro perché la faccia al posto mio. Perciò, dal momento che non infliggo personalmente sofferenza agli animali, né li uccido, allora non sostengo neanche il mercato della carne, andando in una macelleria a comprare questi poveri animali fatti a pezzi e incartati.

Siamo una nazione di amanti degli animali, e ci scandalizziamo quando sentiamo casi di cani arsi vivi o abbandonati. Ma anche polli e maiali ed altri animali meritano la nostra compassione, Sono tutti animali intelligenti che sentono dolore e paura, anche se sono trattati orribilmente, e la cosa triste è che non c'è nessuna legge a proteggerli. Se non credete alle mie parole guardate il filmato Meet Your Meat e vedete con i vostri occhi quello che succede. Ci opponiamo al lavoro minorile, e ci scandalizziamo quando pensiamo ai bambini sfruttati nei paesi in via di sviluppo. Ma i macelli americani si basano ugualmente sullo sfruttamento. Usano persone che lavorano illegalmente che non possono difendersi per la paura di essere espulsi dal Paese. Le condizioni in questi posti sono cosi' terribili che il ricambio annuale dei lavoratori è altissimo. Date una occhiata al sito di questa organizzazione per il lavoro per conoscere la loro lotta contro la Smithfield Foods (il leader mondiale nella produzione di carne di pollo e tacchino, proprietario del marchio Butterball). Siamo ambientalisti e ci scandalizziamo vedendo un Hummer giallo canarino nel parcheggio del supermercato. Ma senza considerare la quantità di benzina consumate da un Hummer o la quantità di gas ad effetto serra che emette, se mangiamo carne stiamo facendo una scelta consapevole ancora più inquinante.

Gli Americani e gli Europei mangiano carne perché lo vogliono, non perché ne abbiano bisogno. E lo fanno a spese degli animali, delle persone e dell'ambiente. Dovremmo davvero considerare un cambio di alimentazione.

[NdT: Per qualche consiglio su come fare: www.vegfacile.info]

Versione originale:

Kathy Freston
Fonte: www.alternet.org
Link: http://www.alternet.org/envirohealth/49188
14.03.07

Versione italiana:

Fonte: www.agireora.org
Link: http://www.agireora.org/info/news_dett.php?id=192
29.03.07

Wednesday, March 28, 2007

TERZANI VEGETARIANO



Un sintetico ritratto audio di Tiziano Terzani vegetariano a cura di Stefano Momentè e la lettura di un significativo brano tratto da "Un'altro giro di giostra". Segue un intervista di Paola Segurini ad Angela Terzani, in cui la moglie ci descrive l’approccio al vegetarismo del grande giornalista scomparso nel 2004.

CLICCA QUI

Sunday, March 25, 2007


Ammazzalo, cucinalo, mangialo




Questo e' il titolo di una serie di trasmissioni che la BBC inglese sta mandando in onda in questi giorni (dal 5 al 7 marzo, "Kill It, Cook It, Eat It"), che mostrano la vita negli allevamenti, il trasporto verso il macello, la macellazione, lo squartamento dei corpi e la preparazione della "carne", di vari animali (agnelli, maiali, bovini, ecc.).

Quello che la BBC dichiara di voler fare e' semplicemente mostrare cosa avviene "prima" che la bistecca, il prosciutto, la costoletta d'agnello, finisca nei nostri piatti. Il pubblico (di ogni genere ed eta': adulti, ragazzini, fanatici della carne, vegetariani) e' fisicamente presente dentro al macello, per vedere come vengono uccisi gli animali. Il tutto viene filmato e mandato in onda.

Viene mostrato il fumo che esce dalla testa di un maiale che collassa al suolo dopo aver subito l'elettrocuzione (i maiali vengono storditi prima la macellazione attraverso questa sorta di elettroschock). Si vedono i macellai che appendono l'animale tremante per le zampre posteriori e gli tagliano la gola, si vede il sangue che sgorga e riempie il pavimento.


Il pubblico guarda attraverso un vetro, alcuni piangono quando il maiale viene gettato nell'acqua bollente e scuoiato. Pochi minuti prima un filmato aveva mostrato quello stesso animale da cucciolo, un tenero e affettuoso maialino rosa.

Il quotidiano inglese "Sunday Mirror" del 4 marzo riporta che la portavoce della Vegetarian Society inglese, Liz O'Neill ha dichiarato "E' stato sconvolgente" e che l'allevatore Ken Howie ha dichiarato al presentatore del programma, Richard Johnson: "Mi chiedo se il pubblico abbia bisogno di vedere queste cose".
















Certo che ne ha bisogno, signor allevatore, certo che ne ha bisogno, anche se a lei non piace che si vedano la sofferenza e la morte degli animali, e ancora meno che si mostri com'erano questi animali da vivi, come fossero dei teneri cuccioli come il nostro cagnolino di casa, che poi sono stati menomati, tenuti prigionieri, privati di ogni cosa che rendesse piacevole la loro vita, per finire in un macello lurido, fatti a pezzi per soddisfare lo sfizio umano per la "carne".

Certo che il pubblico ha bisogno di saperlo, e ancora di piu' ne han bisogno gli animali. Probabilmente solo una parte del pubblico sara' toccata da queste immagini. Solo le persone piu' sensibili, quelle che han dentro un senso di giustizia che rende loro impossibile fare del male per un puro e stupido piacere personale. La maggioranza, quelli che "se ne fregano", continueranno a pensare "sono solo animali", e se un po' si senso di colpa li colpira', diventeranno ancora pou' aggressivi nella loro difesa del proprio "diritto alla bistecca". Per alcuni, questo senso di colpa sara' un seme che germogliera' quando abbasseranno un po' le difese, per altri non germogliera' mai, perche' sono persone cosi' deboli che non hanno la capacita' di rispettare il diritto alla vita di chi non si puo' difendere, e sentono minacciata la loro "superiorita'", nel concedere il diritto alla non sofferenza a esseri senzienti che sono alla loro merce'.

Ma anche se solo alcune persone saranno toccate, almeno quelle non potranno piu' far finta di non sapere, e stara' a loro fare una scelta coraggiosa, o continuare con la non-scelta codarda di "fare come fanno tutti gli altri".

Le immagini mostrate sono quelle di un piccolo macello. Nei grossi macelli, da cui la maggior parte della "carne" proviene, le condizioni per gli animali sono ancora peggiori, la loro morte e' ancora piu' cruenta (perche' per velocizzare il processo non e' raro che le operazioni di stordimento preventivo non funzionino affatto e l'animale venga sgozzato ancora cosciente).

Come dichiara la responsabile del programma di BBC-3, Julian Bellamy (sul Sunday Mirror del 4 marzo): "C'e' il desiderio di sapere da dove arriva il cibo che mangiamo e come questo cibo raggiunge i nostri piatti. Fara' discutere la gente".

QUI la pagina dedicata alla trasmissione, con i filmati scaricabili


Fonte: www.agireora.org
Link
6.03.07
"L'albero della carne"



Salve,
mi chiamo Lorenzo e faccio parte dell'associazione U. N. A (Uomo-Natura - Animali) di Foligno, sono vegetariano, frequento l'università e sto cercando di promuovere il mio primo cortometraggio "L'albero della carne".

Un film di in-formazione ovvero un film che vorrebbe formare un'opinione. Non sono un documentarista professionista ma vorrei diventarlo.
Mi sono permesso di comunicavi su come potete vederlo e diffonderlo a più gente possibile, specialmente ai vostri amici vegetariani che possono appoggiarmi, e che condividono come me la scelta di non mangiare animali, e anche a coloro che ancora non si pongono il problema se sia giusto comprare animali uccisi e mangiarli.

Il corto l'ho intitolato "L' albero della carne" per il semplice motivo che la gente compra bistecche, fettine di vitello, senza la consapevolezza di quello che succede in un mattatoio, senza SAPERE, quasi come se le si cogliessero da un albero.

La cosa che mi ha scandalizzato di più è stato non vedere alcun tipo di maturazione interiore o riflessione in alcuni che non avendo mai visto com'è un mattatoio, dopo la visione del film hanno continuato a mangiare carne( ingenuo che sono! ). Quella che mi ha dato maggior soddisfazione è che qualcuno come me mentre lo montavo, si è commosso e ha provato un sentimento di indignazione.

Vorrei continuare a fare dei corti sullo stesso tema. Uno sulla strage di agnelli che sta avvenendo in questo periodo, uno sulla caccia, e un altro ancora sugli animali impropriamente detti "da pelliccia". Sento che quello che sto facendo è giusto e utile. Cerco appoggio da parte delle persone che perseguono la scelta vegetariana sapendo quanto sia difficile trovare l'appoggio e la comprensione di chi non l'ha fatta.

Il cortometraggio, che partecipa ad un concorso, potete vederlo: QUI.
Siete naturalmente liberi di vederlo e di non votarlo se non lo riterrete meritevole, ma se lo è vi prego di farlo, perché il vostro contributo mi consentirebbe di proseguire il mio percorso che è anche il vostro. Sperando di non avervi fatto perdere del tempo prezioso vi saluto augurandovi buon lavoro.Grazie.

Lorenzo

Guarda e vota IL VIDEO


Fonte: www.promiseland.it
Link: http://www.promiseland.it/view.php?id=1987
23.03.07

Saturday, March 24, 2007


Gli allevamenti di animali "da pelliccia"

In molti casi, coloro che indossano pellicce giustificano le proprie azioni sostenendo che le pelli utilizzate per i loro indumenti provengono da animali uccisi presso gli allevamenti, anziché da animali che hanno sofferto per giorni con gli arti intrappolati in taglienti morse d'acciaio. Ritenere più "umano" il fatto che la pelliccia provenga da un allevamento è un'idea sbagliata. Purtroppo, non vi è alcunché di umano nel privare questi animali di tutto quanto rientra nelle loro esigenze comprtamentali e psicologiche. L'allevamento di animali da pelliccia non è che una tortura istituzionalizzata.

Prima di tutto, perché è sbagliato allevare animali da pelliccia?

E' importante sapere quali specie vengono allevate e uccise nei nostri stabilimenti [NdA: dati degli USA]. Dei 31 milioni di animali uccisi ogni anno negli allevamenti, 26 milioni circa sono visoni e 4,5 milioni sono volpi. Oltre a questi, vi sono 250.000 cincillà, 150.000 zibellini, 100.000 puzzole, 100.000 cani procioni (una specie che si differenzia dal procione americano) e, in numero minore, vengono allevate anche linci, linci rosse e nutrie.

Il visone è un predatore semi-acquatico, originario dell'America del Nord. I visoni sono creature estremamente solitarie, che trascorrono buona parte della propria giornata nuotando. Sono molto curiosi e sono abituati a spostarsi lungo un raggio di 3-4 chilometri circa. Si tratta di una specie molto attiva e pertanto difficilmente adattabile alla vita in gabbia.

I visoni allevati in cattività sono geneticamente selvatici. Fino agli anni'30, gli allevatori hanno continuato ad aggiungere visoni selvatici al loro programa di riproduzione. L'addomesticamento richiede migliaia di anni, perciò il costante afflusso di geni selvatici ha impedito a lungo la messa a punto di questo processo.

Negli allevamenti, i visoni vengono privati dello spazio di cui hanno bisogno, in quanto sono relegati in gabbie di 24 cm x 60cm circa. Talvolta possono essere di 5cm più larghe, o più basse. In ogni caso, si tratta di uno spazio inadeguato per qualsiasi animale, in particolar modo per il visone.

Poiché costretti all'interno di spazi cosi' limitati, molti visoni da allevamento sviluppano ulcere allo somaco e un ingrandimento delle ghiandole surrenali, entrambi segno di stress cronico. L'industria della pelliccia ha svolto dei test, nella speranza di dimostrare che i visoni da allevamento non soffrono di stress. Per i loro studi sono stati presi in esame giovani visoni, che ancora non hanno sviluppato ulcere allo stomaco. Il risultato di questi inaccurati test viene quindi utilizzato per "dimostrare" che la reclusione intensiva non ha alcun effetto sul visone. La diffusione degli ingannevoli esiti di tali ricerche spiegherebbe la disinformazione della gente riguardo a ciò che succede veramente negli allevamenti.

L'automutilazione della coda è una pratica comune fra i visoni tenuti in cattività. E' una seccatura per gli allevatori, in quanto fa diminuire il valore della pelliccia dell'animale, che si traduce in una notevole perdita economica per i gestori del business. Delle grandi recinzioni potrebbero ridurre la frequenza con cui si verifica l'automutilazione, ma un aumento degli spazi significherebbe un aumento dei costi complessivi. Quindi, per l'azienda è più redditizio ammassare un maggior numero di animali in ambienti ridotti, nonostante gli occasionali decessi e mutilazioni autoinflitte causate dallo stress, con cui dovrà fare i conti.

Quando nasce in un allevamento, questo animale semi-acquatico non ha la possibilità di nuotare nell'acqua. Durante il periodo estivo, un visone selvatico può immergersi in uno stagno per rinfrescarsi. Se privati di questa opportunità, molti visoni da allevamento muoiono in seguito a malattie provocate dalle alte temperature estive. Vi sono anni in cui ben il 10% degli animali allevati per la pelliccia muore per malattie dovute al caldo.

L'allevamento degli animali da pelliccia cambia a seconda delle diverse tendenze nel mondo della moda. Gli allevatori praticano incroci particolari, in modo da favorire lo sviluppo di fasi di mutazione del colore, che soddisfino i capricci dell'ultima moda. Il visone bianco Hedlund è il risultato di una mutazione genetica ottenuta presso un allevamento. Avendo subito una mutazione, questo animale è destinato a perdere l'udito dopo circa 30 giorni dalla nascita, a causa di un difetto genetico. Il visone Royal Pastel spesso sviluppa ciò che gli allevatori chiamano "screw neck", un disturbo nervoso che causa un incessante movimento rotatorio del collo. Il visone Blue Iris ha un sistema immunitario indebolito dalla mancanza di cellule killer naturali e una varietà di semi-visone è affetta da sindrome da stress. Tali menomazioni rendono la vita di questi visoni ancora piu' orribile. Questo tipo di mutilazione, che non esiste allo stato naturale, è invcece molto comune negli allevamenti.

La vita delle volpi da allevamento non è migliore. Le volpi da allevamento hanno seri problemi di cannibalismo. Poiché costrette in spazi estremamente sacrificati, arrivano al cannibalismo, come risultato di condizioni di vita stressanti. Si stima che, a causa di ciò, gli allevatori di volpi perdano prematuramente circa il 20% dei propri animali e che la metà dei decessi sia dovuta proprio ad atti di cannibalismo. Gli animali d'allevamento non hanno la possibilità di sviluppare il loro comportamento naturale. Sono trattati alla stregua di macchine, nonché di merci, anziché come creature viventi dotate di emozioni. La loro sofferenza e la loro morte hanno come unico scopo quello di creare un capo di vestiario, olretutto privo di una sua concreta utilità. Non è ben chiaro come coloro che indossano pellicce possano amare e curare affettuosamente una creatura appartenente alla razza canina, ad esempio il loro cane da compagnia e, allo stesso tempo, essere favorevoli alla tortura e alla morte di un altro canide, la volpe.

La morte di questi animali è una racconto dell'orrore. Il metodo più comune per l'uccisione delle volpi è l'elettrocuzione anale.

I visoni di solito vengono gassati oppure viene loro iniettato del veleno. A molti di essi viene spezzato il collo e altri vengono soffocati. Un'indagine segreta ha rivelato che alcuni visoni vengono uccisi con erbe killer, che provocano loro fino a 10 minuti di convulsioni prima di morire.

L'industria del cincillà amette orgogliosamente che la maggior parte di questi animali viene uccisa tramite la rottura del collo o per elettrocuzione. Molti allevatori di cincillà attaccano loro un morsetto all'orecchio e un altro ai genitali, per effettuare l'elettrocuzione di queste povere creature. Il cincillà è piccolo, ed è necessario che ne muoiano addirittura cento per confezionare un unico cappotto. Il mercato delle pellicce definisce tutto ciò "umano".

La verità sull'industria della pelliccia si diffonderà, nonostante i vari tentativi di minimizzare il dolore e la sofferenza inflitta agli animali.

Versione originale:

Fonte: www.mercyforanimals.org
Link: http://www.mercyforanimals.org/fur_farms.asp

Versione italiana:

Fonte: www.agireora.org/info/
Link: http://www.agireora.org/info/news_dett.php?id=189
23.03.07

Thursday, February 08, 2007

ZOOFILIA



E' la vergognosa lacuna della nostra regola morale. Una delle tante prove che in mancanza di una espressa legge o di una squalifica da parte della società, l'uomo è capace di commettere a cuor leggero le peggiori bassezze. Un test sicuro per misurare la civiltà di un popolo. [...]

Il camion dove i maiali erano stipati si fermò all'ingresso del macello. Fu sistemata una larga passerella perché le bestie scendessero. Giù! Giù! Ma i maiali dovevano aver sentito l'odore del sangue, o che so io. Non si volevano muovere e cominciarono a mandare degli ululati, delle grida strane e abbominevoli. Allora due omacci, impugnando certi pesanti spunzoni metallici salirono sul camion e presero a percuotere con furore i suini, per costringerli a sloggiare. Avevano l'accortezza di pestarli sul muso, per non rovinare le carni pregiate. Le urla dei maiali divennero spaventose. Ma ad uno ad uno rotolarono in basso. Il muso era ridotto per lo più a un informe grumo sanguinolento. A uno pendeva giù un occhio, rimasto attaccato per un esile filamento e a ogni passo ballava di qua e di là. A un altro era stata frantumata la mascella. La bocca si era così atrocemente spalancata e fra i rigagnoli di sangue i denti biancheggiavano.
"Va' sto lazzarone qua", esclamò uno dei due boia, "va' sto qua che ha voglia di ridere!". E i due uomini sghignazzarono di gusto. Gli uomini! Notoriamente fatti a somiglianza di Dio.

Dino Buzzati

"Voci d'autore", a cura di Renzo Martinelli, Torino, Utet, 2006

Fonte: www.ilprimoamore.com
Link: http://www.ilprimoamore.com/testo_355.html
5.01.07

Sunday, February 04, 2007

MALATTIE E STILI DI VITA

Molti tra coloro che usano trasgredire le regole dell’alimentazione affermano che mangiare carne, bere alcolici, essere grassi o fumare non necessariamente porti a delle malattie o a morte precoce perchè nonostante i vizi e gli abusi la vita media dell’uomo moderno è aumentata e molte persone, nonostante una vita dissoluta, riescono a vivere fino a 90 anni e oltre e quando sono colpiti da qualche malattia l’attribuiscono a fattori genetici e non al loro stile di vita.

Insomma questi pur di non rinunciare ai piaceri smodati della tavola e ai vizi si sono convinti che le malattie non hanno nulla a che vedere con ciò che si mangia o si beve, alla mancanza di esercizio fisico o ai vizi in genere e se una malattia deve arrivare, secondo loro, non c’è nulla da fare: al limite ci saranno i medici a porre rimedio ma che la soddisfazione di godere di ciò che offre la vita ricompensa l’eventuale malattia.

Ora, il mio parere è questo. E’ vero che molte persone nonostante si disinteressino di salute e abusino nel mangiare arrivino a vivere fino tarda età ma è anche vero che se fossero state vegetariane sarebbero vissute sicuramente più a lungo. Infatti da uno studio condotto ultimamente risulta che i vegetariani vivono in media 5 anni in più rispetto a coloro che non lo sono, di conseguenza i vegani hanno un’aspettativa di vita almeno di 10 anni più lunga. Comunque è l’eccezione non la norma, mentre la stragrande maggioranza delle persone che non vivono secondo leggi naturali sono statisticamente più soggette alle malattie e ad un accorciamento della vita in proporzione a quanto il loro stile di vita si discosta dalle leggi biologiche. La vita media è aumentata non perché oggi la gente può mangiare di tutto ma perché la media che un tempo si faceva comprendeva l’altissima percentuale di morti infantili, la morte prematura per le guerre, la troppa fatica nei lavori specialmente agricoli, la mancanza di igiene (tutti fattori che abbassavano le difese immunitarie) e la possibilità di morire per banali malattie. Ma se vogliamo non è aumentata la buona salute delle persone: si è allungato solo l’ultimo periodo in cui l’uomo trascina con scarsa forza vitale gli ultimi anni della sua esistenza, invece le persone anziane di un tempo erano attive e lavoravano sodo fino alla fine della loro vita.

Gli antichi Veda dicevano che prima che l’uomo consumasse carne le malattie conosciute erano solo tre, dopo di che se ne svilupparono 78. Oggi la società moderna è flagellata da migliaia di diverse malattie: solo negli ultimi 30 anni sono comparse 30 nuove malattie. Perché solo la specie umana è flagellata da malattie mentre il mondo animale, nel suo ambiente naturale difficilmente si ammala? Perché la morte di un essere umano è quasi sempre un calvario mentre la morte di un animale è sempre un passaggio sereno: l’animale sente che sta per arrivare la sua ora, si apparta e serenamente si spegne. Raduniamo idealmente in un prato una mandria di buoi, di pecore, di zebre ecc: nessun animale è sofferente, si lamenta o è incapace assolvere a tutte le sue necessità fisiche. Ora raduniamo sullo stesso prato una folla di esseri umani e ci accorgeremo di quanto la specie umana sia più malaticcia, più sofferente, più malconcia, più bisognosa di cure. Perché questo? Semplicemente perché gli esseri umani non vivono secondo leggi naturali, soprattutto perché mangiano alimenti incompatibili con le loro esigenze biologiche.

La nostra condizione fisica è sempre (o quasi) lo specchio del nostro modo di vivere, a parte fattori genetici spesso modificabili con un corretto modo di vivere. La vita impone dei codici di esistenza che se non vengono rispettati si pagano le conseguenze. Ogni “macchina” presente nell’universo, è progettata per essere alimentata con un determinato “carburante” e per compiere determinate azioni: ogni azione contraria alle sue funzioni la danneggia secondo una inesorabile legge fisica. Se ad un automobile progettata per funzionare a benzina si mette nel serbatoio anche gasolio è normale che non funzioni e che presto sia destinata alla rottamazione. Le ruote di gomma di un’automobile non possono camminare sui chiodi, se lo fa ne subisce le conseguenze. Mangiare prodotti animali, bere alcolici o fumare, prendere droghe o non fare esercizio fisico è contro le leggi biologiche della nostra natura, se lo facciamo ne paghiamo inevitabilmente le conseguenze.. Mangiare troppo è contro natura: in natura non esistono animali troppo grassi né troppo magri: se ciò si verifica vuol dire che è in atto qualche malattia. Il rischio di morte delle persone obese a 60 anni aumenta di 5 volte: sono 3 volte più a rischio di cardiopatie; 4 volte più a rischio di ipertensione; 5 volte in più di diabete e cancro. E’ stato stimato che per ogni 5 kg di peso in più rispetto alla norma una persona obesa perde un anno di vita. Inoltre a causa dei troppi grassi saturi anche il cuore ed il cervello ne sono danneggiati.

Ognuno è libero di vivere come vuole, di mangiare quello che vuole? E’ vero in parte: la spesa sanitaria di chi si ammala, perché vive smodatamente, ricade sulle finanze anche di coloro che cercano di vivere secondo le leggi naturali. Non solo, quando in nome della nostra libertà altri esseri pagano le conseguenze delle nostre scelte questo è moralmente deprecabile.

Franco Libero Manco
Fonte: www.veganitalia.com
1.02.07

Saturday, February 03, 2007

CONTRO I PREGIUDIZI VEGETARIANI,CONTRO L'EGOISMO












Animali e ambiente Sono molti i luoghi comuni, i pregiudizi e i dubbi che si è costretti a sopportare, nei confronti del vegetarianismo militante. L’ingenuità e la falsità di tali argomentazioni rendono semplice il compito delle controparti. Sfatiamo qualche luogo comune.

1.Il consumo di carne come qualcosa di necessario per la salute:

Esiste la falsa credenza secondo cui il consumo di carne deve considerarsi necessario non solo per godere di buona salute, ma anche per non incappare in problemi di denutrizione. Si arriva perfino a collegare malattie come l’anoressia e l’anemia al vegetarianismo, un legame completamente sbagliato. Tutti gli elementi nutritivi, atti a condurre un dieta equilibrata e sana, sono contenuti in alimenti di origine vegetale. Il mito dell’assenza di proteine e di vitamine (tra le quali la B12) è stato abbondantemente smentito.

Di fatto, sempre più medici e nutrizionisti raccomandano la dieta vegetariana. L’OMS (Organizzazione Mondiale per la Salute) raccomanda la dieta vegetariana come la più salutare. Le statistiche dimostrano che le persone vegetariane vivono più a lungo, risultano meno dispendiose per la sanità pubblica e sono colpite da un minor numero di malattie oncologiche e cardiovascolari. Allo stesso tempo, vi sono sempre maggiori prove dirette del legame tra patologie che interessano lo stomaco, patologie cancerogene, cardiovascolari ecc. … e il consumo di carne.

Si crede anche che il vegetarianismo limiti molto la dieta di una persona, quando invece, gli alimenti di origine animale girano intorno ai 2.000 derivati e quelli di origine vegetale intorno ai 10.000. É assurdo pensare che noi vegetariani mangiamo sempre le stesse cose. Si possono preparare dei piatti deliziosi combinando legumi, cereali, ortaggi, frutta, frutta secca, ecc. … Di solito chi fa queste affermazioni segue una dieta che eccede nell’uso di carne e non riesce nemmeno ad immaginare quanto possano essere gustosi i piatti vegetariani, proprio perché non li ha mai assaggiati, non è mai andato più in là della carne.

Affermare che il vegetarianismo è sinonimo di malnutrizione o di denutrizione è un pregiudizio come molti altri prodotti dall’ignoranza e dal rifiuto della diversità, di chi sceglie un modo diverso di consumare. È un modo per isolare le minoranze, quelli che non agiscono come te, considerando a priori il consumo di carne come qualcosa di eticamente corretto. È anche un modo per auto-giustificarsi: “quello che faccio è buono”. Ma i dati e la realtà sono sempre lì e, come per molti altri aspetti della vita, solo nel mondo dei ciechi non si vuole vedere.

2. È che siamo onnivori…mangiamo carne per natura:

con questa grossa verità si vuole giustificare il fatto di contribuire, attraverso il consumo di carne, alla più selvaggia delle torture e delle morti patite dagli animali. Di certo siamo onnivori, ma che significa essere onnivori? Significa che il tuo corpo accetta ogni tipo di alimento, che non li rifiuta, ma questo non vuol dire che si è obbligati a mangiarli e che sia una cosa negativa rifiutare un determinato tipo di alimento. Insomma, non vuol dire che abbiamo bisogno di mangiare carne, ma semplicemente che in una concreta condizione evolutiva, il tuo corpo una volta ingerita non la rifiuta.

Dobbiamo però tener conto del fatto che l’essere umano, a differenza del resto degli animali, possiede un elevato grado di capacità intellettive e può scegliere cosa mangiare. Nell’attuale grado di sviluppo, dove in molti luoghi la depredazione e forme simili sono scomparse, scegliere di non mangiare carne è perfettamente compatibile col fatto di essere onnivoro.

Spesso si dice che gli animali si mangiano l’un l’altro e che noi esseri umani, come parti indissolubili di questa catena, siamo obbligati a mangiare carne in modo naturale al fine di non provocare uno “squilibrio”.

Prima di questo bisogna dire che non tutti gli animali si mangiano l’un l’altro, esiste una moltitudine di specie erbivore. Inoltre, gli animali che si mangiano tra loro non possiedono la capacità che abbiamo noi di scegliere cosa mangiare, essendo guidati più dall’istinto che dalla razionalità, cosa che noi possiamo (dobbiamo) invertire. In nessun modo si può affermare che il vegetarianismo di massa (cosa alquanto improbabile che si produca) possa provocare uno squilibrio naturale causando un “disastro ecologico”, anche perché la natura stessa possiede i suoi meccanismi di autoregolazione.

Bisogna considerare il fatto che, anche se siamo onnivori, il nostro corpo rassomiglia molto di più a quello degli erbivori che a quello dei carnivori. Scegliere di non mangiare carne non urta nessun principio naturale. Ma tutto dipende da cosa intendiamo per “naturale”. Le persone che difendono il consumo di carne perché è “naturale” si contraddicono. Naturale potrebbe essere, in ogni caso, se privi della nostra capacità di scegliere ciò che mangiamo e/o, potendo mangiare dei vegetali, ricorressimo alla caccia per non morire di fame e divorassimo un animale. Ma c’è forse qualcuno che mangia carne in un contesto come questo, nella Spagna dei giorni nostri?

Vediamo. Gli animali vengono prelevati dal loro habitat naturale e condotti in una fattoria, qui vengono fatti ingrassare in modo artificiale attraverso prodotti chimici e ormoni, vengono ammassati uno sull’altro e torturati. Attraverso potenti fonti luminose, a cui vengono sottoposti nel corso delle 24 ore, si provoca in loro uno stato in cui non riescono più a distinguere il giorno dalla notte, condizione che li porta ad ingrassare di più. Dopo di che vengono uccisi secondo un procedimento a catena* brutale e sanguinoso, facendo uso di macchine che provocano in loro una sofferenza atroce. È forse questo il processo naturale di cui parlano quelli che difendono il consumo di carne?

Con ciò non vogliamo dire che se gli animali stessero in migliori condizioni di vita-morte difenderemmo il consumo della carne. Siamo contro qualsiasi spargimento di sangue animale non necessario al consumo umano, poiché per mangiare un animale devi ucciderlo (con più o meno sofferenza) e se questo può essere evitato, di certo è molto meglio farlo. Ma nella società capitalista l’ambizione affaristica al guadagno, ammassa e tortura gli animali in queste condizioni, portandoli verso una morte selvaggia con metodi non proprio naturali.

È chiaro, che ci sono molti modi di intendere ciò che è “naturale”. Per la chiesa è innaturale usare un profilattico o essere omosessuale, perché essa crede che l’indole naturale di ogni essere umano sia la procreazione; allo stesso modo per gli esseri viventi è naturale mangiare carne, anche se per farlo si impiegano i metodi più innaturali possibili, anche se sulla loro stessa vita gravano principi innaturali, ecc…. Curiosamente, il fatto di mangiare carne viene difeso sulla base del principio di ciò che è “naturale” e sono “contro natura” quanti credono che la tortura e il dominio dell’animale siano evitabili in qualunque forma, come qualcosa di ingiusto e innaturale; dall’altra parte, è più che ragionevole che gli esseri sensibili non patiscano dolore. Difendere il consumo di carne come qualcosa di naturale significa difendere la tortura e la morte non necessaria come qualcosa di “naturale”.

3. Le piante sono esseri viventi, anche loro soffrono:

È certo che le piante sono esseri viventi. Ed è certo che noi vegetariani le mangiamo. Per di più, se qualcuno che mangia solo carne dicesse che “lui rispetta le piante” direbbe una grossa fesseria, poiché gli animali mangiano per lo più piante e lui non fa che mangiare l’animale che si è mangiato queste piante, nutrendo così con esse il suo corpo. In fin dei conti tutti mangiamo piante però…Soffrono? Finora, nessuna indagine è riuscita a dimostrare che sia così, esse possono apprezzare moltissime più cose di quanto crediamo ma la sofferenza e il dolore, allo stesso modo in cui lo patiamo noi animali (umani e non), non le riguarda. Le piante non possiedono né un sistema nervoso né cellule sensitive del dolore, perciò è abbastanza improbabile che soffrano. E se provano qualcosa questo non può essere comparato né qualitativamente né quantitativamente con la sofferenza degli animali.

Detto questo conviene ricordare che dobbiamo mangiare per sopravvivere, possiamo anche cibarci di pietre, ma potrebbe essere pregiudicante per la nostra salute (soprattutto per i denti). Scherzi a parte, in sostanza dobbiamo mangiare per sopravvivere, però possiamo farlo nel modo più etico e coerente possibile coi nostri principi. In questo contesto si inserisce il rifiuto del consumo di prodotti di origine animale dato che essi soffrono come gli esseri umani. Le piante possiedono caratteristiche sostanzialmente differenti ed è quanto meno avventato paragonare, sotto tutti i punti di vista, una mela che viene colta dall’albero con l’uccisione di un maiale.

4. È che il vegetarianismo è elitario e borghese

Forse esiste un certo vegetarianismo elitario, ma il vegetarianismo di per sé non è né elitario, né borghese, né proletario. È l’atteggiamento della gente che è così. Come una persona carnivora può comprare tutti i giorni frutti di mare e crostacei, un vegetariano può mangiare quotidianamente tofu e seitan. In entrambe i casi, per alimentarsi in questo modo si deve avere un elevata disponibilità economica, sebbene tali alimenti siano un lusso non necessario tanto per i vegetariani quanto per i carnivori. Però, siamo realisti, generalmente non mangiamo tutti i giorni questo tipo di alimenti (alcuni non lo fanno mai).

Al confronto, è molto più economica la verdura che la carne o il pesce. I vegetariani non sono ossessionati dalle erboristerie, non passano il tempo alla ricerca di prodotti costosi (allo stesso modo, gli altri non passano le giornate nelle pescherie). Di solito, le fiere e i mercati sono la miglior fonte di alimentazione per i vegetariani, qui il costo degli alimenti è molto più basso e la qualità è di gran lunga migliore di quella della carne. Noi stessi abbiamo notato dal nostro portafoglio che essere vegetariani è più conveniente e quindi, meno elitario.

Di conseguenza, affermare che il vegetarianismo sia elitario e borghese – come se solo quelli che appartengono alle alte sfere della società potessero permettersi di esserlo – si rivela una scusa vana, atta a giustificare il consumo di carne per fingere di fronte agli altri, o di fronte a se stessi, di essere un “rivoluzionario”. Il tutto perchè non si vuole vedere che il filetto di carne, perché arrivi sul tuo piatto, deve passare per un processo molto crudele fatto di autorità, dominio e sofferenza. Ma l’egoismo ci rende ciechi, e qualsiasi scusa è buona per continuare a perpetrare quest’ingiustizia. Puoi scegliere di non mangiarlo, ma questo implica un piccolo sforzo giornaliero che forse non si è disposti a fare. Al contrario, il non sforzarsi per combattere le ingiustizie, questo si che è un comportamento borghese. O erano forse borghesi i contadini anarchici dell’inizio del secolo che si avvicinarono al vegetarianismo? Sono borghesi le teorie naturiste che vedono nel vegetarianismo una critica selvaggia al consumismo, come pure un modo di vivere semplice e naturale?...

Conclusioni

Esistono molti altri luoghi comuni e pregiudizi sul vegetarianismo, ho solo cercato di indicarne alcuni, forse i più significativi. Di solito si dice che la carne è un alimento “molto ricco” senza fermarsi a pensare che la golosità o il sapore piacevole non compensa, ma perde d’importanza, quando si viene a sapere del dolore che ha dovuto sopportare quest’essere sensibile per diventare poi un alimento “così ricco”. Esistono piatti vegetariani (privi di ogni crudeltà) che sono altrettanto ricchi. Molte cose possono avere un sapore gradevole, il cane di casa tua ben cucinato può risultare “ricco”, anche il tuo fratellino ben condito potrebbe essere altrettanto gustoso, ma di sicuro non te li mangeresti. Sebbene il paragone possa sembrare un po’ duro, dovete solo recarvi in una fattoria di allevamento per rendervi conto del fatto che lì gli animali soffrono almeno quanto soffriremmo noi nelle medesime condizioni, o a dir poco in un modo molto vicino al nostro.

Si è soliti dire che “è una cosa che viene fatta da sempre, dall’inizio dei tempi”; un’argomentazione usata spesso da gente che appartiene all’ambiente “rivoluzionario”. Anche questa è una bugia, perché le maggiori ingiustizie sociali e lavorative sono quelle perpetrate per una vita intera, che hanno provocato un enorme spargimento di sangue, mentre cambiarle non costerebbe tanto. Che qualcosa sia stato fatto tutta la vita non è sinonimo di giustizia. Per fare un esempio, la società è patriarcale praticamente da sempre e questo non vuol dire che va bene così, ma tutto il contrario.

Il dominio e la tortura animale va molto più in là della corrida dei tori (che di sicuro è un atto di terrorismo), sono nelle pelliccerie, nei negozi di animali da compagnia, nei circhi, negli zoo …; e naturalmente nel consumo vero e proprio di carne animale. È curioso protestare contro le torture sofferte dagli animali e non farsi nessun problema a mangiarli. Allo stesso modo è curioso vedere gli ecologisti di Greenpeace salvare le balene dopo essersi mangiati un salmone o protestare contro la corrida dei tori mentre si è capaci di divorare una coda di toro senza batter ciglio. Ogni forma di dominio sugli animali, dal consumo di carne alla corrida dei tori, sono i rami di uno stesso tronco specista che vede gli animali come meri oggetti al servizio dell’essere umano, così come la società patriarcale vede le donne come semplici oggetti al servizio dell’uomo.



Quando si raccontano spiritosaggini speciste sulle persone vegetariane, bisogna pensare che c’è gente che vede gli animali come qualcosa di più di un semplice oggetto al nostro servizio da torturare e uccidere in allegria, e che possono quindi non gradire tale spirito. Così come dobbiamo eliminare le spiritosaggini razziste e maciste (il che implica anche il non consentire che vengano dette), bisogna anche cercare di smetterla con quelle speciste. Così come per te un’ arrosto è un banchetto fenomenale, ci può essere gente al tuo fianco che vede solo dei cadaveri che sono stati assassinati per un consumo non necessario.

Evidentemente, la lotta per la liberazione animale non è una lotta isolata. Si trova all’interno di un’infinità di lotte che molti pensano debbano essere moderate. Sta all’interno delle lotte antiautoritarie e anticapitaliste. E pertanto, così come non intendiamo riformare il capitalismo, correggere lo stato o camuffare il patriarcato, tanto meno desideriamo che gli animali soffrano meno; vogliamo bensì che non soffrano né muoiano a causa di un consumo egoistico e non necessario; e questo non in maniera isolata, ma per contribuire alla realizzazione di un cambiamento radicale nella trasformazione sociale, ed avere così una società senza oppressori, né oppressi per questioni di etnia, sesso e anche per questioni che riguardano la specie.


Versione originale:

Fonte: www.lahaine.org/
Link:http://www.lahaine.org/articulo.php?p=8424&more=1&c=1
4.07.05

Versione italiana:

Fonte:www.comedonchisciotte.org
http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=1421

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di MONIA

Procedimento a catena *

I maiali vengono fatti salire per una stretta rampa dove lo "storditore" dà loro una scossa elettrica che dovrebbe ridurli all'incoscienza, come richiesto dalla Humane Slaughter Act (Hsa), approvato nel 1958 ( va notato che i polli, di gran lunga gli animali d'allevamento macellati in maggior quantità, sono esplicitamente esclusi dalle prescrizioni dello Hsa.
Dopo essere stati ridotti all'incoscienza, i maiali vengono incatenati e appesi per le zampe posteriori, in modo che penzolino a testa in giù, su un nastro trasportatore che li conduce verso il "macello", il cui compito è quello di tagliar loro la gola.
Dopo esser morti per dissanguamento, i maiali vengono immersi in un serbatoio di acqua bollente ed eviscerati, senza aver mai più ripreso conoscenza. Questo è si suppone che succeda. In pratica, come dimostrato da gail Eisnitz nella sua indagine clandestina sull'industria americana della macellazione spesso le cose non vanno così...
E' frequente che i maiali finiscano nella vasca di bollitura ancora pienamente coscienti. Come affermato da un operaio: "Questa è la regola"

Tratto da: Tom Regan "Gabbie Vuote" Ed. Sonda 2005