Sunday, January 28, 2007

PERCHE' NON SOSTENERE L'ALF, PERCHE'?













"Il mondo va avanti solo a causa di quelli che si oppongono" Goethe

Io sostengo il Fronte di Liberazione Animale (ALF). Io sostengo la distruzione della proprietà che appartiene alle industrie che massacrano animali e violentano il pianeta. Da quando gli attrezzi di morte e di devastazione cadono al di fuori del campo di azione di un attacco legittimo? Io non credo che la distruzione di proprietà sia violenza, ma anche se lo fosse, questa violenza è difendibile in certi casi ed io difenderò sempre la violenza minore rispetto a quella più grande.

Origini e filosofia di ALF

"Noi siamo una organizzazione di guerriglia non violenta, che si dedica alla liberazione degli animali da tutte le forme di crudeltà e persecuzione causate dall'umanità." Ronnie Lee, fondatore di ALF
"Non fare del male al nostro umile fratello è il nostro primo dovere, ma stare fermi non è sufficiente. Noi abbiamo una missione più alta - essere al loro servizio ogni volta che lo richiedono" Francesco di Assisi

ALF prende origine in Inghilterra, negli anni settanta, dal movimento che si era prefisso lo scopo di sabotare la caccia. Gli attivisti anticaccia, sistematicamente aggrediti e incarcerati, modificarono il loro tipo di azione, passando da forme legali di lotta a forme illegali di sabotaggio.
Un raggruppamento di 'sabotatori della caccia', noto come la "Band of Mercy" (Banda della Pietà), ampliò i propri obbiettivi prendendo di mira anche altre industrie di sfruttamento degli animali come quelle che attuavano la vivisezione ed iniziò ad usare l'incendio doloso come un mezzo efficace per distruggere queste proprietà. Nel 1974, due dei suoi leader furono arrestati e rilasciati un anno più tardi. Uno collaborò e lasciò il movimento, mentre l'altro, Ronnie Lee, elaborò ulteriormente il suo pensiero di condanna dando origine ad un nuovo gruppo militante-estremista, chiamato Fronte di Liberazione Animale, che avrebbe cambiato per sempre l'immagine della lotta di azione diretta. ALF emigrò negli Stati Uniti nei primi anni 80 ed è ora un movimento internazionale presente in più di venti paesi.

ALF è un insieme scarsamente associato di gruppetti di persone che agiscono in incognita violando la legge in favore degli animali. Irrompono nelle "prigioni" (un termine eufemistico impiegato per designare i " laboratori" di ricerca e cose simili) per liberare gli animali, e distruggono anche la proprietà al fine di prevenire un ulteriore danno agli animali e indebolire economicamente le industrie dello sfruttamento. Gli orientamenti ufficiali di ALF sono:

(1) liberare gli animali dai luoghi di abuso;

(2) infliggere un danno economico alle industrie che traggono profitto dallo sfruttamento degli animali;

(3) rivelare gli orrori e le atrocità commesse contro gli animali dietro le porte chiuse, e

(4) cautelarsi contro eventuali danneggiamenti di esseri umani o degli animali non umani. Chiunque segua questi orientamenti, ed è vegan, appartiene ad ALF.

Nonostante le incriminazioni delle industrie che sfruttano gli animali, dello stato, e dei mass media, ALF non è un'organizzazione "terrorista"; piuttosto è un'arma contro-terrorista e la forma più nuova di combattenti per la libertà. Non si comprendono affatto se li si paragona ad Al Qaeda o alla guardia repubblicana di Saddam Hussein, in quanto somigliano piuttosto alla "Underground Railroad", ai combattenti ebrei della resistenza anti-nazista, o agli attuali movimenti pacifisti e per la giustizia.
Offrendo cure veterinarie e casa per molti degli animali che vengono da loro liberati (come ad esempio i visoni che liberati dalle gabbie tornano nell'ambiente selvatico), ALF si modella come il movimento americano della Underground Railroad che ha aiutato gli schiavi fuggitivi a raggiungere gli Stati Liberi ed il Canada, o come i combattenti per la libertà nella Germania nazista che liberarono prigionieri di guerra e vittime dell'olocausto e distrussero le attrezzature che i nazisti usavano per torturare ed uccidere le loro vittime. Allo stesso tempo, ALF somiglia decisamente ad alcuni dei grandi movimenti di combattenti per la libertà dei due secoli passati, ed è simile ai pacifisti contemporanei e ai movimenti per la giustizia nel loro tentativo di porre fine allo spargimento di sangue e alla violenza verso la vita, cercando così di portare giustizia per ogni specie.

Ci sono realmente veri terroristi nel mondo di oggi, ma non sono gli ALF. I criminali più violenti e pericolosi occupano la posiziona di vertice negli uffici statali e nelle corporazioni degli Stati Uniti; loro sono i maggiori responsabili dello sfruttamento delle persone, del massacro di animali e del saccheggio del pianeta.

Una Storia di Due Sistemi

"Il potere non concede niente senza una richiesta. Non lo ha mai fatto e non lo farà mai" Frederick Douglass

"Anche votare per la cosa giusta è come far niente per essa. E' solo esprimere debolmente ad altri uomini il tuo desiderio di ciò che dovrebbe prevalere. Un uomo saggio non lascerà la cosa che ritiene giusta in balia della misericordia dell'opportunismo, né si augura di ottenerla attraverso il potere della maggioranza" Enrico David Thoreau

La storia americana ha due tradizioni politiche principali.
In primo luogo, c'è il sistema "indiretto" della democrazia rappresentativa" per mezzo della quale i cittadini delegano le loro necessità e volontà a funzionari, statali e locali, eletti, la cui sola funzione è "rappresentarli" nel sistema politico e legale. I "dati di uscita" del sistema - le leggi - riflettono i "dati di ingresso" – interessi e volontà del popolo. Questa immagine vignettistica della democrazia liberale, riprodotta fedelmente di generazione in generazione, in manuali e in dissertazioni di apologisti dello stato e dei media, è in realtà un falso in quanto le forze economiche e politiche più potenti cooptano gli eletti che finiscono con il rappresentare gli interessi del potente invece che del debole.
Dall'aver compreso che lo stato non è proprio un arbitro neutrale nella competizione tra interessi diversi ma viceversa esiste per far avanzare gli interessi di élite economiche e politiche, e che la "democrazia pluralistica" è il miglior sistema che il denaro può comprare, è emersa una seconda tradizione politica, quella dell'azione diretta.
I fautori dell'azione diretta sostengono che il sistema indiretto della democrazia rappresentativa è irrimediabilmente corrotto dal denaro, dal potere, dal nepotismo, e dal privilegio. Facendo appello alle lezioni che la storia ci fornisce, gli "attivisti diretti" insistono nel sostenere che uno non può vincere le lotte di liberazione attraverso l'istruzione, la persuasione morale, le campagne politiche, le dimostrazioni, o mettendo solo in campo qualsiasi altra forma di azione legale e pubblicizzata. I movimenti di azione diretta inoltre ignorano ogni sforzo teso ad influenzare lo Stato e che ha come fine quello di confrontarsi con personaggi del potere sociale e dell'oppressione con i quali è in atto una sfida.

Le tattiche di azione diretta possono variare estesamente, spaziando da sit-in, scioperi, boicottaggi, attacchi a siti web, attacchi tramite e-mail e telefoni, dimostrazioni, incendi. L'azione diretta può essere legale come con le dimostrazioni contro un vivisettore, o illegale come nel caso delle tattiche di disubbidienza civile tipo quelle attuate da Mohandas Gandhi e da Martin Luther King Jr. L'azione diretta illegale inoltre può essere non violenta o violenta; può rispettare la proprietà privata o distruggerla.

Mentre l'azione indiretta può determinare l'insorgere di forme di passività e di dipendenza da altri al fine di ottenere un qualche desiderato cambiamento, l'azione diretta tende a essere più coinvolgente e ad autopotenziarsi. Nelle parole di un anarchico del diciannovesimo secolo, Voltairine de Cleyre, "Il male di riporre la propria fiducia nell'azione indiretta è di gran lunga maggiore di qualsiasi minimo risultato ottenibile. Il principale male è che essa distrugge l'iniziativa, estingue lo spirito individuale ribelle, ed insegna alle persone a contare su qualcun altro per fare quello che loro stessi dovrebbero fare. Le persone devono imparare che il loro potere non giace nella forza del loro voto ma nella loro capacità di fermare la produzione".

Chiunque condanni in modo rapido le tattiche poste in atto da ALF avrebbe bisogno di una lezione di storia e di un controllo sulle sue capacità di logica. Come lo scrittore James Goodman sottolinea "L'edificio intero della democrazia liberale occidentale – dai diritti democratici al parlamento rappresentativo, alla libertà di parola – si fonda su precedenti atti di disubbidienza civile. Gli anti-colonialisti americani nel 1770 coniando il motto "nessuna tassa senza rappresentatività", i rivoluzionari francesi nel 1780 che richiedevano 'fraternità, uguaglianza e libertà'; i Cartisti inglese nel 1830 che richiedevano la "Carta del Popolo", le suffragette del 1900 che richiedevano il voto alle donne, il movimento di disubbidienza di Gandhi che richiedeva lo "Swaraj auto-governo", tutti questi erano movimenti di disubbidienza civile, e hanno plasmato le tradizioni politiche che noi viviamo oggi"

Dalla Boston Tea Party alla Underground Railroad, dalle suffragette al Movimento per i Diritti civili; dalla resistenza alla Guerra nel Vietnam alla Battaglia di Seattle, le lotte e i movimenti fondamentali nella storia americana hanno messo in atto tattiche di azione diretta ed illegale per richiedere diritti umani e libertà. Più che rappresentare una rottura nella tradizione bucolica della Legge Naturale che guida la Ragione degli uomini e delle donne di oggi e più che portare la Giustizia sulla Terra in modo pacato e graduale, gli attuali movimenti per la liberazione degli animali e della Terra sono una continuazione della tradizione americana sui diritti, sulla democrazia, sulla disubbidienza civile, e sull'azione diretta, in quanto diffondono la lotta ad un vasto gruppo di sostenitori.

Il progresso morale non funziona soltanto attraverso spinte gentili o azioni di persuasione. La società è intrinsecamente conservatrice, e il cambiamento è bloccato dalla corruzione dei potenti o dall'apatia dei deboli. La società deve talora essere spinta nel futuro, e la giustizia deve essere spinta forzatamente oltre le barricate dell'ignoranza e del compiacimento dalle persone più illuminate del tempo. All'interno di questa struttura, l'azione diretta e la disubbidienza civile sono i catalizzatori fondamentali per il cambiamento.

Il Razionale della Resistenza

"Il Fronte di Liberazione della Terra comprende che la spinta al profitto, causata e rinforzata dalla società capitalista, sta distruggendo ogni vita su questo pianeta. L'unico modo, a questo punto, per fermare questa progressiva distruzione della vita è, con tutti i mezzi necessari, slegare la spinta al profitto dall'assassinio" ELF Website

"Noi siamo filosoficamente molto pericolosi. Parte del pericolo è che noi non viviamo nell'illusione che la proprietà vale più della vita. Noi portiamo questa pazza priorità alla luce e questo è qualcosa a cui il sistema non può sopravvivere" David Barbarash, primo portavoce di ALF

Il Dott. Martin Luther King Jr. parlò dell'azione diretta come della "nuova e meravigliosa militanza del movimento per i diritti civili negli Stati Uniti". Nel suo celebre discorso del 1963 "I have a dream", attaccò la "droga tranquillizzante della gradualità" ed esortò all'azione diretta non violenta, immediata e forte. Essendo stato definito molte volte con l'etichetta di "estremista", King imparò a portarla come un distintivo di onore, proclamandosi un estremista dell'amore ed un passionista della giustizia.

La difesa dell'azione diretta e della disubbidienza civile si base sulla distinzione tra quello che è legale e quello che è etico, tra la Legge e il Diritto.
C'è una moltitudine di testi dove i codici legali violano i codici dell'etica e della giustizia, come quelli della Germania nazista, della schiavitù americana, e della segregazione razziale nel Sud Africa. In tali situazioni, non solo è legittimo contravvenire alla legge, ma obbligatorio. Nelle parole del Dott. King: "io mi convinsi che la non cooperazione con il male è un obbligo morale tanto quanto la cooperazione con il bene".

Le vere forze dell'etica e della giustizia hanno determinato il costituirsi di gruppi come la resistenza ebraica, Harriet Tubman e la Underground Railroad, Gandhi ed il movimento di indipendenza indiano, le Sufragette, Rosa Parks, Martin Luther King ed il movimento per i diritti civili, e Nelson Mandela ed il Congresso Nazionale africano (ANC). Tutti quanti hanno rotto con la legge, ed hanno distrutto le proprietà del nemico; gli attivisti furono colpiti, incarcerati, uccisi, e denunciati come estremisti o perfino come "terroristi".

E ora chi obbietta che le loro azioni erano sbagliate? Oggi abbiamo acclamato Nelson Mandela come un grande eroe, ma lui e l'ANC usarono la violenza per vincere la battaglia per la loro libertà. Molte persone dimenticano che le famose sufragette inglesi usarono l'incendio doloso in Inghilterra e impiegarono l'uso di ordigni in America per giungere all'emancipazione delle donne. Nessun movimento che ha lottato per un cambiamento sociale ha avuto successo senza che esistesse una frangia integrale, senza disubbidienza civile, senza distruzione di proprietà, e allora perché dovremmo aspettarci qualcosa di diverso nella lotta per la liberazione degli animali?

Seguendo la filosofia non violenta di Gandhi ed il movimento americano per i diritti civili, ALF ritiene che vi sia un diritto superiore e una legge morale che trascende i capisaldi corrotti e parziali del sistema politico. Quando la legge è sbagliata, la cosa corretta da fare è trasgredirla. Questo è il modo con cui spesso si è ottenuto progresso sociale nella storia, dalla sfida degli schiavi americani ai sit-in contro i 'locali per soli bianchi' in Alabama. Distruggendo la proprietà di chi opprime gli animali, ALF contrasta la futura distruzione della vita e rende più costosa l'opera delle industrie del salasso.

Gli oppositori all'azione diretta, tipicamente quelli con interessi rivestiti dai paramenti sacri dello status quo, credono che le azioni illegali minino la regola imposta dalla legge e vedono la disubbidienza civile come una minaccia all'ordine sociale. Fra l'altro, questa loro visione presuppone che il sistema in atto sia legittimo o che non possa essere migliorato. Dipingono gli attivisti diretti come persone che non hanno alcun rispetto verso la legge, mentre sono proprio gli attivisti quelli che hanno maggior riguardo per lo spirito della Legge e per la sua relazione con la Giustizia rispetto a quelli che amano feticisticamente l'ordine politico per proprio tornaconto. I campioni del rifiuto dell'azione diretta sono quelli fedeli verso l'ordinamento giuridico in modo acritico. La legge è, per parafrasare Karl Marx, l'oppio del popolo, e l'obbedienza cieca alle leggi e al decoro sociale condusse milioni di ebrei tedeschi alla loro morte con pressoché nessuna resistenza. L'ordinamento giuridico è una struttura per assorbire l'opposizione ed incitare alla paralisi per dilazione.




Così, è importante riconoscere che l'azione diretta non è una carta bianca per l'"anarchia politica" nel senso stereotipato del disordine e della completa mancanza di leggi. La massima di Thoreau secondo la quale uno dovrebbe rispettare la propria coscienza piuttosto che una legge ingiusta è un buon inizio per il pensiero critico e autonomo, sebbene possa anche rappresentare una formula per l'uso della violenza e per legittimare l'omicidio per una causa. ALF è invece retta dal pensiero che comunque grande sia la propria rabbia, nessun essere umano debba mai essere danneggiato nella lotta per la liberazione di altri, e che solo il danneggiamento della proprietà rappresenti un mezzo necessario per raggiungere il fine della liberazione animale.

Siamo onesti: i veri delinquenti sono le società per azioni come la Enron e lo stesso governo americano, che non solo trasgredisce determinate leggi ma perfino la stessa Costituzione in nome della Sicurezza Interna. Per quelli che si dilettano a scoprire le attuali correnti anti-americaniste si tengano lontani da ALF e rivolgano invece lo sguardo ai più grandi mediatori legali della terra come John Ashcroft e il presidente Giorgio W. Bush.

Azione diretta e ALF

"La pompa non funziona perché i vandali hanno preso i manici." Bob Dylan “Subterranean Homesick Blues”

Attivisti di ALF e di ELF hanno adottato ed espanso le tradizioni nobili dell'azione diretta e della distruzione della proprietà nelle lotte americane per la libertà e la democrazia. Oltre alle forze che si oppongono alla globalizzazione, le battaglie più calde oggi si combattono sul fronte della politica ambientale. C'è un nuovo tumulto sociale negli Stati Uniti perché i movimenti ecologisti e per i diritti degli animali hanno trovato la loro propria "nuova e meravigliosa militanza".

I nuovi movimenti di azione diretta sono emersi a causa di una situazione di grave peggioramento delle condizioni di vita degli animali e dell'ambiente, oltre che per dinamiche interne che hanno portato ad un maggior radicalismo nei movimenti ambientalistici e di liberazione degli animali. All'interno del movimento per la difesa degli animali, si può notare uno spostamento dell'asse dalla richiesta di diritti alle azioni di ALF; come nel movimento ecologista vi è una transizione dalla ricerca di riforme all'ecologia radicale di ELF. Inoltre, in ogni movimento si stanno sviluppando nuove fazioni che ora difendono apertamente la violenza, come noi abbiamo visto negli attentati del 2003 contro le industrie Chiron e Shaklee da parte delle Cellule Rivoluzionarie che avvertirono che "questo rappresentava la fine dei giochi per gli assassini degli animali, e che non saranno più prese mezze misure".

Noi stiamo assistendo all'alba di una nuova guerra civile tra quelli che uccideranno fino all'ultimo ogni cosa vivente per il loro potere e profitto, e quelli che si stanno preparando a lottare contro questi maniaci assassini con i denti e le unghie. Questa è una guerriglia, combattuta da eco-guerrieri che vanno nascosti, con maschera e passamontagna, di notte, a colpire con il sabotaggio. Come risulta evidente dalla guerra in Vietnam e da quella in corso in Iraq, non è una guerra che il governo americano sa affrontare e che forse non può vincere. Attraverso la guerriglia, David può sconfiggere Golia.

ALF sostiene che gli animali hanno diritti, e che questi diritti superino quelle della proprietà. Così, ALF non "ruba" gli animali dei laboratori in quanto essi non possono avere proprietari. Il vero furto avviene quando gli sfruttatori rubano la loro libertà e la loro vita, mentre ALF salva, ripristina, e libera.
ALF non commette un'ingiustizia; anzi elimina un'ingiustizia verso la vita. Per ALF, se la proprietà è usata per recare danno o porre fine alla vita, è legittimo distruggerla per proteggere quella vita. Questo non è vandalismo o teppismo perché ha un scopo alto e morale -- è sabotaggio etico.

Per ALF, la vita ha più valore della proprietà, mentre la proprietà dal punto di vista capitalista è sacra e la vita è profana. Le industrie e i rispettabili uomini d'affari che sfruttano gli animali e la terra possono massacrare miliardi di animali e possono abbattere foreste tropicali, mentre coloro che sfidano il loro diritto vengono vilipesi come "terroristi". Attraverso la nazione, sono state promulgate nuove leggi che permettono la registrazione video degli abusi nei laboratori e i crimini vergognosi commessi dagli allevatori, ma i legislatori trovano perfettamente accettabile la barbara crudeltà verso gli animali e difendono il diritto delle industrie a torturare ed assassinare la loro "proprietà vivente."

Secondo la definizione ufficiale dell'FBI," l'eco-terrorismo è un crimine commesso per salvare la natura." Questa frase parla più di qualsiasi altro lungo discorso riguardo la società capitalistica e la sua mentalità di dominio: le azioni per salvare la natura sono classificate come azioni criminali mentre quelle che distruggono la natura sono santificate da Dio e dalla Bandiera.

Per il fatto che gli animali hanno diritti e che questi diritti sono superiori a quelli della proprietà, io ritengo che quelli di ALF non siano "terroristi" come demonizzato dalle industrie di sfruttamento degli animali, dallo stato e dai mass media, ma piuttosto degli anti-terroristi e che rappresentino la forma più recente di combattenti per la libertà.
Come il movimento di resistenza ai nazisti, distruggono le attrezzature per la tortura e l'omicidio; come la Ferrovia Sotterranea, liberano schiavi e li trasportano nella libertà. Come altri attuali movimenti di lotta per i diritti umani, cercano la pace e la giustizia.

Mentre gli abolizionisti bianchi raggiunsero rapporti di empatia e solidarietà tra razze diverse, così ALF lo raggiunge tra specie diverse. A causa di istituzioni trincerate nello sfruttamento e nello specismo, questa sarà la più difficile lotta di liberazione mai intrapresa. Ma è indiscutibilmente la più importante perché gli steccati trascendono gli interessi specifici di gruppo per coinvolgere tutte le specie ed il futuro della vita su questo pianeta.

Sulla violenza ed il terrorismo

"È uno strano tipo di organizzazione terroristica quella che non ha ucciso nessuno" The Observer

"Un uomo che dovesse chiamare tutte le cose con il loro giusto nome attraverserebbe difficilmente le strade senza essere abbattuto come un comune nemico" Giorgio Savile, Marchese di Halifax


Ma ALF non è un'organizzazione violenta? Non perpetuano infatti il "terrorismo"? I termini "violenza" e "terrorismo" non sono quasi mai definiti dai critici di ALF, e quando ne specificano in qualche modo il significato, le definizioni sono chiaramente errate e di comodo, tanto che la vera violenza ed il vero terrorismo - atti commessi e sostenuti dal complesso stato-corporazioni – sono tagliati fuori per mezzo di considerazioni e trucchi semantici.

Se violenza è infliggere intenzionalmente un danno fisico ad un'altra persona, allora come può uno "far male", "abusare" o "ferire" una cosa non-senziente, che non sente il dolore o che non ha consapevolezza di alcun genere? Come si può essere "violenti" verso un furgone o un "terrorista" contro dei beni strumentali? Come si può far male o terrorizzare un laboratorio o un industria della pelliccia con la vernice spray o con bombe incendiarie?

Assolutamente impossibile – a meno che uno non ne sia proprietario o in qualche modo interessato. Le persone le cui case, macchine, o uffici sono danneggiate possono avvertire paura, ansia, e trauma. Gli affari, la ricerca, o le carriere possono essere rovinati, e possono subire danni psicologici, economici, professionali, e di altro tipo.
Ovviamente, ciò non è una buona cosa dal punto di vista di una vittima di ALF come un vivisettore, un allevatore o un industriale della pelliccia. Ma è giusto chiamare violenza un sabotaggio? Forse se si vuole comprendere nella definizione anche aspetti generali e psicologici, qualcosa come i "traumi mentali", ma chiunque può tranquillamente obiettare che quel sabotaggio è una minima violenza comparata a quello che cerca di prevenire, o che non è semplicemente violenza, o che certa violenza, incluso attacchi fisici contro persone umane, è accettabile e legittima in una guerra contro i guerrafondai.

Perché sia accettabile una definizione di violenza, essa deve considerare il concetto di "persona" – qualsiasi essere senziente e qualsiasi "soggetto di una vita". Siccome gli animali sono non solo senzienti, ma anche esseri psicologicamente e socialmente complessi, ne risulta che sono dei soggetti in modo significativo come lo sono gli esseri umani. Così, ogni danno ad un animale dovrebbe essere considerato danno ad una persona, e quindi violenza.

Come il termine "comunismo" negli anni cinquanta, "terrorismo" è la parola oggi più abusata nel vocabolario inglese. Nell'era del Patriot Act dove tutte le forme di dissenso sono denunciate come terrorismo, ed il terrorismo è definito come un tentativo di intimidire o influenzare il governo, il termine corre il rischio di perdere qualsiasi significato. Definito obiettivamente, il terrorismo comporta tre condizioni chiave, e cioé: (1) un atto intenzionale di violenza fisica, (2) diretto contro civili innocenti, non-combattenti, o "persone" (umane e non-umane) (3) per scopi ideologici, politici, o economici.

Tipicamente, tutti quelli che vilipendono i sabotatori come dei "violenti" giungono a legare il concetto a quello di "terroristi", non riuscendo a comprendere che ci sono importanti differenze nell'usare la violenza in modi moralmente legittimi, che vanno dall'autodifesa ad una "guerra giusta".
ALF non è un'organizzazione terrorista perché (1) non feriscono mai fisicamente le persone, e (2) non designano mai come bersaglio una persona qualunque ma solo quelli coinvolti direttamente nella guerra contro gli animali.

Diciamoci pure la verità, uno può usare la violenza in modi moralmente legittimi in condizioni che variano dall'autodifesa ad una" guerra giusta." Uno potrebbe dire plausibilmente che ALF agisce in difesa dell'indifeso, che sono combattenti di una guerra giusta, e che gli sfruttatori di animali sono obiettivi militari e legittimi. I pacifisti ritengono che i metodi non violenti di resistenza possono risolvere tutti i principali conflitti sociali (gli animali non possono) e che una vita umana ha un valore assoluto (quella degli animali no). Filosoficamente parlando, uno deve chiedersi che genere di valore assoluto è legato alla vita di un assassino vizioso come un membro dell'infame Club Safari che vince premi per "mettere nel carniere" specie in via d'estinzione in confronto alla vita degli elefanti rari, leoni, e gorilla uccisi da questo bastardo. Perché dovrebbe essere protetto il diritto ad uccidere e non il diritto ad un animale di vivere, e questo secondo il codice della nonviolenza?

Con superficialità, il complesso stato-corporazioni usa termini quali "violenza" e "terrorista" come una cortina fumogena, così da mascherare la vera violenza e il terrorismo, diretti dai loro quartieri generali, e legittimare la loro guerra contro il dissenso. Una volta che lo stato cattura il suo bersaglio nel reticolo semantico, possono tirare il grilletto della repressione politica.

Contro l'ipocrisia

"Nel nostro tempo, i discorsi e gli scritti politici sono in gran parte la difesa dell'indifendibile." Giorgio Orwell

"La domanda non è se saremo estremisti, ma che genere di estremisti saremo. La nazione ed il mondo hanno un pressante bisogno di estremisti creativi" Dott. Martin Luther King Jr.

Crimini di proporzione enorme sono commessi contro gli animali, crimini che l'ordinamento giuridico ignora. ALF esiste perché il dialogo pacato non funziona per portare ad un cambiamento sociale; sono persone che diffidano del sistema, che arrecano danno quando la vita arreca danno, e che sentono l'urgenza della crisi e vogliono rapidamente agire.

Saresti contento di scrivere lettere ai parlamentari o ai giornali se un membro della tua famiglia fosse chiuso a chiave e torturato in un laboratorio? Non irromperesti per liberarlo se tu potessi e non distruggeresti la proprietà così da impedire che altri subiscano la stessa sorte? Non libereresti il cane del tuo vicino di casa se fosse maltrattato e la polizia locale fosse indifferente? Non cercheresti e distruggeresti le trappole messe da un sadico che uccide gatti per piacere? Ti opporresti alla distruzione di miglia e miglia di reti che uccidevano tutto nel mare compreso i delfini?

Vuoi attribuire delle colpe agli ebrei della resistenza che colpivano i nazisti e distruggevano i forni come potevano? Se si sostiene quel genere di lotta e quella distruzione della proprietà, perché non sostenere ALF? Il motivo è che quelli erano gli anni quaranta mentre adesso siamo nell'oggi? E' perché quella era la Germania e noi siamo gli Stati Uniti? O è perché quegli atti erano messi in atto in difesa delle persone umane mentre ALF difende persone non-umane? È perché ti consideri uno specista che privilegia gli interessi umani su quelli non-umani senza alcun motivo logico per far questo? È veramente con la tattica che non sei d'accordo o con la specie che viene difesa? Così come i carnivori pagano i lavoratori dei macelli per fare per loro il lavoro sporco, gli attivisti per i diritti animali hanno ALF che fa per loro il lavoro pericoloso. ALF dovrebbe essere rispettata e apprezzata per i soldati coraggiosi che la costituiscono.
Mutamenti sociali significativi non possono essere il risultato di una o più tattiche da sole, bensì di tutte le strategie e tattiche possibili. Il movimento per i diritti degli animali ha bisogno di persone che scrivano lettere, che lavorino con "rappresentanti" locali e statali, che educhino gli studenti, che propagandino l'alimentazione vegan, che dimostrino, protestino e così via. E ha bisogno anche di una sottostante azione diretta.
Se vuoi bene agli animali, se rispetti i valori della pace, della libertà e della giustizia, se hai a cuore il progresso morale umano, se apprezzi la logica, allora dovresti sostenere ALF.


Versione originale:

Dr. Steven Best (*)
Fonte: www.drstevebest.org
Link: http://www.drstevebest.org/papers/vegenvani/support_ALF.htm

Versione italiana:

Fonte: www.comedonchisciotte.org
Link http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=1297

Traduzione di www.comedonchisciotte.org




(*) Steven Best, Associate Professor and Chair of Philosophy, earned his B.A. in philosophy at the University of Illinois, Champaign-Urbana, his M.A. at the University of Chicago, and his Ph.D. at the University of Texas, Austin. He teaches modern humanities, critical thinking, ethics, social philosophy, nineteenth and twentieth century philosophy, animal rights, environmental theory, postmodern theory, and philosophy of science and technology. He has published books and dozens of articles and reviews in the areas of philosophy, cultural criticism, mass media, social theory, postmodern theory, and animal rights. He serves on the editorial board of numerous journals such as Democracy and Nature, Organization and Environment, and the Journal of Organizational Change Management. He is a featured writer for Impact Press. He is a founding member of the Center on Animal Liberation Affairs. He is also very active with community groups. He is President of Stop Animal Neglect and Exploitation (SANE), Vice President of the Vegetarian Society of El Paso, and has his own radio show, Animal Concerns of Texas (ACT).

Monday, January 22, 2007

La vivisezione tra metodologia e politica




La critica della vivisezione deve molto sia a quei laici che, entrati in contatto casualmente con la realtà degli esperimenti su animali, si sono interrogati sulla sua legittimità (in primo luogo etica), sia ad alcuni medici e ricercatori che a un certo punto della propria carriera hannoripensato, in quanto scienziati, una pratica in cui erano stati coinvolti direttamente o indirettamente.

Il caso di Pietro Croce è esemplare. La lettura di Imperatrice nuda, la grande
requisitoria di Hans Ruesch apparsa nel 1976 in Italia, lo fece tornare con maggior
decisione su dubbi nati durante la sua lunga attività di sperimentatore biomedico. Il
primo capitolo di Vivisezione o scienza? Una scelta (1981), si intitola, non a caso,
“Sulla via di Damasco”. Croce ebbe il coraggio di rim ettere in discussione il lavoro di «molti anni», e di riconoscere nell’im postazione fino ad allora seguita un «errore metodologico».

Sono pochi gli scienziati, in qualsiasi settore e ancor meno in campo medico, capaci di una tale inversione di rotta, e in effetti di mettersi in rotta di collisione con la gran massa dei colleghi.
Molti attivisti, anche animalisti in buona fede, svolgono un’azione debole e inefficace contro la vivisezione in gran parte a causa dell’incom prensione della natura metodologica della controversia.

Il libro di Croce è stato tradotto in varie lingue, e la sua riedizione in inglese ebbe l’onore diuna recensione m olto positiva sul British Medical Journal nel 2001. Di questa favorevole accoglienza nel mondo anglosassone i media nostrani non hanno fatto parola – troppo impegnati ad annunciare le cure miracolose che gli esperimenti su topi o conigli preparerebbero a un futuro sempre più ipotetico.

L’industria chimica-farmaceutica è riuscita a far riconoscere dalla legge gli esperimenti su animali come sufficienti ad assolverla da ogni responsabilità per quello che succede dopo – dalla prima fase della sperimentazione clinica (quella che avviene soprattutto su volontari sani) fino alla commercializzazione. Ciò prova definitivamente la sua straordinaria capacità di influenzare le scelte legislative. Questo è il vero problema politico che gli antivivisezionisti si trovano davanti, non i presunti “accordi internazionali” che im pedirebbero alnostro governo diprendere iniziative concrete.

La situazione è del tutto analoga a quella che si verifica in campo ambientale. Anzi, la tutela della salute um ana e anim ale è un caso particolare di tutela dell’am biente. I nemici sono gli stessi, e i movimenti e partiti di sinistra, gli animalisti, le associazioni ecologiste e di difesa dei consumatori possono trovare qui una grande opportunità di azione congiunta e vincente.

Marco Mamone Capria
Matematico ed epistemologo, Università di Perugia
Convegno-conferenza stampa del 14.12.06 – Roma – Palazzo Marini

Fonte
14.12.06

Saturday, January 20, 2007

"Questa è la cosa più divertente che abbia mai visto in vita mia"











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Che Cosa ci guadagnano gli animali se divento vegetariano ?

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Friday, January 19, 2007


Il maiale che cantava alla luna

Il libro di Jeffrey Moussaieff Masson, "Il maiale che cantava alla luna - La vita emotiva degli animali da fattoria" (Ed. Il Saggiatore), e' un libro toccante, ma rigorosamente scientifico e logico: d'altra parte e' proprio sulla logica, e sul senso di giustizia che ciascuno di noi dovrebbe avere dentro, che si fonda la considerazione che tutti gli animali sono uguali, senzienti, e che non c'e' alcuna giustificazione a tenerli prigionieri e ucciderli per i piaceri del nostro palato.

Il libro esamina approfonditamente i comportamenti, la "storia", le abitudini delle varie specie animali che vengono normalmente allevate al fine di essere macellate (o di produrre latte e uova, e poi essere comunque macellate). E fa capire, ai tanti che ancora non l'hanno capito, come ciascuno di questi animali sia un essere sensibile, intelligente, la cui specie ha maturato nel corso dell'evoluzione comportamenti e modi di gestire la propria "societa'".

La posizione del libro, come l'autore stesso sostiene, e' "radicale", nel senso che egli non ammette giustificazioni di sorta all'uccisione degli animali, giustificazioni che tanti cercano, pronti ad arrampicarsi sugli specchi e a sostenere tesi assolutamente illogiche e ben poco oneste, pur di potersi mangiare un panino al prosciutto "con la coscienza a posto".

L'autore afferma infatti nell'introduzione:

E' sbagliato che un animale da fattoria viva bene, che la sua esistenza si concluda con una morte indolore e che venga poi usato per nutrire degli esseri umani? Molte persone risponderebbero che non lo e'. Io invece ritengo che valga la pena di chiedersi, per prima cosa, con che criterio si stabilisce che cosa significhi vivere bene per un animale da fattoria. Naturalmente abbiamo tutti una certa idea di che cosa potrebbe significare. Tuttavia, a parte i difensori dell'industria, pochi sarebbero pronti a sostenere che una comune mucca da latte conduca una vita felice. Pensiamo a una mucca a cui sono sotratti i vitelli alla nascita, e che poi viene munta intensivamente per alcuni anni. E' mantenuta costantemente gravida per garantire una produzione continua di latte, ma non le viene permesso di tenere il suo vitellino. Alla fine, invecchiata prima del tempo, quando la sua utilita' e' in declino, viene uccisa, ben prima di aver raggiunto il termine naturale della sua esistenza. Si puo' dire che questa mucca ha condotto una vita felice?".

L'esempio della mucca e' particolarmente toccante, perche' va a colpire un aspetto primario del mondo emotivo degli animali: l'amore, l'attaccamento di un animale, di qualsiasi specie sia, per il suo cucciolo.


Aggiunge infatti l'autore:

Se credete che una mucca non ripensi mai al proprio vitello, chiedete a qualsiasi allevatore per quanto tempo un vitellino appena nato e sua madre si chiamano a vicenda. Un allevatore mi ha detto che finche' possono vedersi gridano fino a perdere la voce, senza sosta.

Altra riflessione importante e' quella sull'animale considerato come "merce" e sul fatto che far "vivere bene" gli animali sia solo una scusa che accampa chi antepone le sue papille gustative all'etica e al senso di giustizia. Egli scrive infatti:

Sono convinto che sia sbagliato allevare animali per mangiarli. Credo che non interessi a nessuno far "vivere bene" un animale se l'obiettivo finale e' farlo finire in tavola come pietanza. E' troppo facile barare, e' troppo invitante fingere di ignorare che cosa determini il benessere di ciascun animale.

Altre riflessioni, che troviamo sempre nell'introduzione, riguardano il rispetto verso la sofferenza di esseri senzienti che quasi tutti si ostinano a non riconoscere che sono proprio "come noi" sotto questo aspetto, e anzi, non riconoscono nemmeno che siano come il cane o il gatto che hanno in casa. A tanto puo' arrivare l'illogicita' e la cecita' di chi non vuole guardare la realta' dei fatti ma vuole solo continuare imperterrito con le proprie abitudini e fare "come fanno tutti". Scrive l'autore:

Ho constatato che, a tavola, quando dico che sto scrivendo un libro sulla vita emotiva degli animali d'allevamento, i miei commensali mi guardano con un sorriso strano, come se avessi detto qualcosa di ridicolo. [...] La questione non e' "che cosa", ma "chi" state mangiando. Una sofferenza su cosi' vasta scala puo' essere forse considerata un argomento ridicolo? [...] Perche' in genere si considera ridicolo sottolineare che ognuno di questi animali uccisi ha avuto una madre, presumibilmente dei fratelli e, di certo, alcuni sono stati compianti da un genitore, oppure un amico che ne ha sentito la mancanza? Anche se erano stati allevati per essere uccisi, questo non ha modificato la loro capacita' emotiva. Avevano ricordi, soffrivano e provavano dolore. Non ha alcun senso fare una graduatoria comparata della sofferenza dando molto peso all'"essere umano" e poco agli animali. Preoccuparsi di un tipo di sofferenza non significa che non si debba avere alcun interesse per le altre, o che una sia piu' significativa e terribile di un'altra.

Un altro punto interessante e' quello in cui si fa l'immancabile e dovuto confronto della prigionia degli animali con la schiavitu' umana. Interessante il confronto con le parole di Aristotele, che considerava la schiavitu' umana una cosa normale e opportuna, e con lui molti suoi contemporanei, cosi' come oggi molti - quasi tutti - considerano normale e opportuna la schiavitu' degli animali.
Fa notare l'autore:

L'analogia tra schiavitu' e addomesticamento animale non e' una novita'. Risale come buona parte del pensiero occidentale, ad Aristotele, che nella "Politica" scrisse:
"[...] gli animali domestici sono per natura migliori dei selvatici e a questi tutti e' giovevole essere soggetti all'uomo, perche' in tal modo hanno la loro sicurezza. [...] ed e' necessario che tra tutti gli uomini sia proprio in questo modo [...] costoro sono per natura schiavi, e il meglio per essi e' star soggetti a questa forma di autorita', proprio come nei casi citati."


L'autore risponde poi anche alla domanda ricorrente "ma se noi non li allevassimo per mangiarli, questi animali non esisterebbero" che sembra, per motivi misteriosi, essere per molti una giustificazione al massacro:

E' opinione comune che gli animali da fattoria non esisterebbero neppure, se noi non li allevassimo: quindi per loro e' meglio condurre una vita da reclusi piuttosto che non vivere affatto. Spesso si afferma che animali come mucche, maiali, pecore, capre, polli, anatre e oche traggono vantaggio dal semplice fatto che gli e' permesso di esistere. Roger Scruton, filosofo britannico e appassionato di caccia alla volpe, fa, per esempio, una curiosa constatazione: "Gli animali giovani vengono macellati senza alcun rimorso fin dalle origini della storia", come se la schiavitu', il razzismo e i maltrattamenti sulle donne non risalissero anch'essi alle origini della storia. Da quando il protrarsi nel tempo di una pratica le conferisce dignita' morale?

"Gran parte degli animali che pascolano nei nostri campi" prosegue Scruton "sono li' perche' noi li mangiamo". Potrebbero essere li' comunque, a pascolare nei campi di un rifugio, se non li mangiassimo; soltanto, sarebbero molti meno. Da un punto di vista filosofico, non puo' essere valido affermare che qualcuno o qualcosa deve la propria esistenza alla nostra brama di sfruttamento, come se questo ci conferisse uno speciale diritto morale.

Infine, sulla questione della nostra grande generosita' umana che consente di far nascere cosi' tanti animali che altrimenti non nascerebbero affatto, l'autore scrive:

Quando pensiamo agli animali da fattoria, e' importante ricordare che lo scopo della loro esistenza e' quasi interamente determinato dalla loro morte o dallo sfruttamento. Esistono per morire o per essere usati. Li alleviamo per ucciderli o per trarne vantaggio, non per dargli la possibilita' di condurre la vita felice cui sarebbero destinati. Nessuna chiacchiera filosofica puo' fraci superare questo scoglio inamovibile: possiamo chiamarla slealta' umana?

Per concludere: un libro assolutamente consigliato, perche' l'autore e' davvero "dalla nostra parte" - cioe' da quella degli animali - senza se e senza ma. Senza dubbi. Un libro consigliato a chi e' ancora convinto che gli animali non sono tutti uguali (o che alcuni "sono piu' uguali di altri"...), per mettersi alla prova - se siete sicuri della vostra posizione, se siete convinti che le cose stiano come dite voi, leggetelo, mettetevi alla prova! E un libro consigliato anche a tutti noi che sappiamo che gli animali sono tutti uguali, perche' ricco di informazioni, dati e fonti utilissime nel nostro attivismo di tutti i giorni.

Marina Berati
Fonte: www.agireora.org
Link: http://www.agireora.org/info/news_dett.php?id=126
17/01/2007
La triste fine della mucche da latte




Picchiate, trascinate in catene e infine uccise

Una mucca viene trascinata con le catene verso il macello
Percosse, torturate da pungoli elettrici, trascinate in catena e caricate a forza sui camion destinati al mattatoio. Le povere mucche dopo avere passato una vita attaccate alle macchine che ne succhiano il latte per i nostri cappuccini mattinieri, diventano carne da macello, ma non prima di essere passate attraverso atroci sofferenze. Dalla colazione al pranzo, ce le ritroviamo sulla tavola in versione pizzaiola o spezzatino ma cosa abbiano passato quei poveri animali prima di diventare un pasto, non lo sappiamo.

La Lav (Lega anti vivisezione) vuole invece che nessuno lo ignori e ha prodotto un video che testimonia i maltrattamenti, ma anche le violazioni della legge, che i poveri bovini sono costretti a subire. Il dossier è stato realizzato dopo una lunga investigazione condotta in allevamenti e mattatoi in Lombardia, Piemonte ed Emilia Romagna (le regioni principali per il mercato legato alle mucche da latte e macellazione di bovini).

Il filmato mostra animali non più in grado di camminare, in condizioni di salute così gravi da non riuscire neanche ad alzarsi, caricati a forza sui camion con la pala di un trattore, alzati con un verricello, trascinati con catene e corde, maltrattati con pungoli elettrici per farli alzare, picchiati. I bovini in questo stato vengono definiti "mucche a terra" e sono costrette a un viaggio atroce verso il macello.

Tali illegalità sono state formalmente denunciate dalla Lav che si costituirà parte civile e che sollecita il Ministero della Salute a ordinare un'indagine dei Nas e maggiori controlli da Regioni e servizi veterinari. La legge sancisce infatti l'obbligo di abbattere gli animali feriti o malati sul posto, e prevede che solo quelli in grado di sopportare il viaggio previsto, siano trasportati.

Le violazioni della legge e dell'umano buon senso vengono attuate in nome della massimizzazione del profitto. Principio i cui effetti si fanno sentire sulla pelle dei bovini e degli umani che si nutrono di animali che, prima della morte, sono passati attraverso sofferenze che lasciano il segno sulle stesse carni che verrano cosumate.

Claudio Mura
Fonte: animali.tiscali.it
Link: http://animali.tiscali.it/articoli/07/01/19/mucche_vittime.html
19.01.07

Thursday, January 18, 2007

La filosofia dei diritti degli animali



Gli altri animali, quelli che gli esseri umani mangiano, usano per scopi scientifici, cacciano, catturano e sfruttano in una grande varietà di modi, hanno una loro vita e questa ha per loro un valore che esula dai vantaggi personali che noi possiamo trarre del loro sfruttamento. Essi non solo sono in questo mondo, ma sono anche consapevoli di esserci. Ciò che gli succede è importante per loro. Ognuno di essi ha un’esistenza che va più o meno bene a seconda del loro punto di vista.

Quell’esistenza comprende tutta una serie di bisogni biologici, individuali e sociali. La soddisfazione di questi bisogni è fonte di piacere, la loro frustrazione o abuso, una fonte di dolore. In questi modi fondamentali, gli animali non umani, come ad esempio quelli dei laboratori e degli allevamenti, sono affini agli esseri umani. Ed è per questo che l’etica dei nostri comportamenti verso di loro, come nei confronti di chiunque altro, deve poggiare sugli stessi principi morali fondamentali.

Al suo livello più profondo, l’etica umana si basa sul valore dell’indipendenza dell’individuo: Il valore morale di qualsiasi essere umano non va misurato in base a quanto quella persona sia utile nel portare avanti gli interessi di altri esseri umani. Minacciare gli esseri umani con metodi che non onorano il valore dell’indipendenza significa violare il più basilare dei diritti umani: il diritto di ogni persona ad essere trattato con rispetto.

La filosofia dei diritti degli animali chiede solo che tale logica venga rispettata. Perché qualsiasi ragione che spieghi in modo plausibile il valore dell’indipendenza degli esseri umani, implica che gli altri animali abbiano questo stesso valore, e che ce l’abbiano in modo eguale. E ogni argomentazione che spiega in modo plausibile il diritto di ogni essere umano ad essere trattato con rispetto, implica anche che gli altri animali abbiano questo stesso diritto, e che ce l’abbiano in maniera eguale.

È quindi vero, che le donne non sono state create per servire l’uomo, e i neri per servire i bianchi, i poveri per servire i ricchi o i deboli per servire i più forti. La filosofia dei diritti degli animali non solo accetta queste verità, ma insiste su di esse e le giustifica.

Ma la filosofia va oltre. Giustificando e insistendo sul valore dell’indipendenza e dei diritti degli altri animali, fornisce ragioni scientificamente informate e moralmente imparziali che negano il fatto che questi animali siano stati creati per servirci.

Una volta che questa verità viene riconosciuta, è facile capire perché la filosofia dei diritti degli animali sia intransigente nella sua risposta ad ogni ingiustizia perpetrata nei confronti degli altri animali.

Nei casi di animali usati nella scienza, per esempio, la giustizia non chiede gabbie più grandi e più pulite, ma gabbie vuote: non allevamenti “tradizionali”, ma una chiusura definitiva di ogni tipo di commercio di carne di animali morti; non una caccia e una segregazione “più umane”, ma la completa estinzione di pratiche così barbare.

Perché quando un’ingiustizia è assoluta, vi si deve opporre in modo assoluto. La giustizia non ha mai lottato per una “riforma” della schiavitù, non è mai stata chiesta una “riorganizzazione” del lavoro minorile o la “riforma” del sistema di sottomissione della donna. In ognuno di questi casi, l’abolizione era la sola risposta morale possibile. La semplice riforma dell’ingiustizia non significa altro che il prolungamento dell’ingiustizia stessa.

La filosofia dei diritti degli animali esige questa stessa risposta – l’abolizione – di fronte all’ingiusto sfruttamento di altri animali. Non sono i dettagli di questo sfruttamento ingiusto a dover essere cambiati. È lo stesso sfruttamento ingiusto che deve aver fine, sia che esso avvenga negli allevamenti, nei laboratori o nella natura incontaminata. La filosofia dei diritti degli animali non chiede nulla di più, ma non si riterrà soddisfatta per nulla in meno.


10 Ragioni A FAVORE dei Diritti degli animali Le loro Motivazioni

1. La filosofia dei diritti degli animali è razionale

Spiegazione: Non è razionale discriminare in modo arbitrario. E la discriminazione nei confronti degli animali non umani è arbitraria. È sbagliato trattare gli esseri umani più deboli, specialmente quelli che non possiedono una normale intelligenza umana, come degli “oggetti”, delle “risorse rinnovabili” , delle “cavie” o della “merce di scambio”. Non può quindi essere giusto trattare gli altri animali come fossero “oggetti”, “cavie” e via dicendo, se la loro psiche è altrettanto ricca (o più ricca) di quella degli esseri umani. Pensarla in modo contrario è irrazionale.

“Descrivere un animale come un sistema psico-chimico di estrema complessità è senza dubbio corretto, tranne per il fatto di omettere il concetto di ‘animalità’ dell’animale.”
E.F. Schumacher

2. La filosofia dei diritti degli animali è scientifica

Spiegazione: La filosofia dei diritti degli animali rispetta la nostra scienza migliore in generale, e la biologia evoluzionista in particolare. La seconda ci insegna che, nelle parole di Darwin, gli esseri umani si differenziano da molti altri animali nel “grado” non nella tipologia. È solo questione di porre dei limiti; è ovvio che, ad esempio, gli animali usati nei laboratori, allevati per trarne cibo, cacciati per mero piacere o chiusi in gabbie per trarne profitto, sono i nostri parenti psicologici più stretti. Questa non è fantasia, questo è un fatto, provato dalla scienza più autorevole.

“Non c’è alcuna differenza fondamentale tra gli esseri umani e i mammiferi dalle facoltà mentali più elevate.”
Charles Darwin

3. La filosofia dei diritti degli animali non ha pregiudizi

Spiegazione: Razziste sono le persone che pensano che coloro che appartengono alla loro razza siano superiori agli esponenti di altre razze semplicemente perché i primi appartengono alla loro razza (quella “superiore”). I Sessisti credono che gli esponenti del loro stesso sesso siano superiori a quelli del sesso opposto, solo perché i primi appartengono al loro stesso sesso (quello “superiore”). Sia il razzismo che il sessismo sono entrambi paradigmi di un fanatismo insostenibile. Non esiste nessuna razza o sesso “superiori” o “inferiori”. Le differenze razziali o sessuali sono differenze biologiche, non morali.
Lo stesso vale per lo specismo – l’opinione secondo cui gli esponenti della specie Homo sapiens siano superiori agli esponenti di ogni altra specie, semplicemente perché ad essa appartengono gli esseri umani (ovvero alla specie “superiore”). Ma in realtà, non esiste alcuna specie “superiore”; e pensarla in maniera diversa significa avere gli stessi pregiudizi dei razzisti e dei sessisti.

“Se puoi dare una giustificazione all’atto di uccidere per mangiare carne, allora puoi anche giustificare le condizioni del ghetto. Io non posso giustificare nessuna delle due.”
Dick Gregory

4. La filosofia dei diritti degli animali è giusta

Spiegazione: La Giustizia è il più alto principio dell’etica. Al fine di commettere una buona azione, non dobbiamo commettere o permettere che venga fatta un’ingiustizia, non dobbiamo violare i diritti di pochi nell’intento di trarre il beneficio di molti. Questo è quello che in passato veniva permesso dalla schiavitù; e quanto era alla base dello sfruttamento del lavoro minorile. La maggioranza degli esempi di ingiustizia sociale hanno alla base principi di questo tipo, ma non la filosofia animalista il cui principio più elevato è quello della giustizia: Nessuno ha il diritto di beneficiare di qualcosa che sia il risultato della violazione dei diritti di un altro, sia che l’ “altro” sia un essere umano o un altro animale.

“I motivi che sono alla base dell’intervento legale in favore dei bambini si applicano in maniera altrettanto forte nei casi di quegli schiavi sfortunati – gli (altri) animali.”
John Stuart Mill

5. La filosofia dei diritti degli animali è compassionevole

Spiegazione: Un’esistenza umana a tutti gli effetti implica sentimenti di empatia ed affetto – in una sola parola, compassione – per le vittime dell’ingiustizia – sia che le vittime siano esseri umani che altri animali. La filosofia dei diritti degli animali fa capo alla virtù della compassione, così come l’accettazione della stessa filosofia ne stimola la crescita. Secondo le parole di Lincoln, questa filosofia riflette “il modo di vivere dell’intero genere umano.”

“La compassione nell’agire potrebbe essere un’occasione grandiosa per proteggere il nostro affollato pianeta inquinato…”
Victoria Moran

6. La filosofia dei diritti degli animali è altruista

Spiegazione: La filosofia dei diritti degli animali richiede un forte impegno al servizio di coloro che sono deboli e vulnerabili - quelli che, siano essi umani o altri animali, non possono parlare o difendersi, ed hanno bisogno d’essere protetti dall’avidità e dall’insensibilità umane. La nostra filosofia non può fare a meno di questo tipo di impegno, non perché sia nel nostro interesse personale offrirlo, ma solo perché è giusto farlo. Di conseguenza, questa filosofia richiede e allo stesso tempo stimola la crescita di attività al servizio del prossimo.

“Abbiamo bisogno di una filosofia morale in cui il concetto d’amore, oggi così raramente preso in considerazione dai filosofi, possa ancora una volta essere visto come centrale.”
Iris Murdoch

7.
La filosofia dei diritti degli animali è autoremunerativa

Spiegazione: Tutte le grandi tradizioni etiche, sia religiose che laiche, enfatizzano l’importanza di quattro cose: conoscenza, giustizia, compassione e autonomia. La filosofia dei diritti degli animali non fa eccezione. Essa insegna che le nostre scelte dovrebbero essere basate sulla conoscenza, dovrebbero essere prese liberamente e dovrebbero essere espressione di compassione e giustizia. Non è facile raggiungere queste virtù, o controllare le inclinazioni umane verso l’avidità e l’indifferenza. Ma senza di esse è impossibile un’esistenza umana a tutti gli effetti. La filosofia dei diritti degli animali richiede e allo stesso tempo stimola l’autogratificazione.

“La benevolenza non è un precetto esteriore privo di vita, ma un impulso forte che viene da dentro; non sacrificio di sé, ma gratificazione personale.”
Henry Salt

8. La filosofia dei diritti degli animali è socialmente progressista.

Spiegazione: Il più grande ostacolo alla nascita di una società umana è rappresentato dallo sfruttamento di altri animali da parte degli esseri umani. Questo vale per le diete poco salutari, per la consueta fiducia che la scienza ripone nel “modello animale completo” e per le molte altre forme di sfruttamento animale esistenti. Ma questo è altrettanto vero, per esempio, per quanto concerne l’istruzione e la pubblicità, che aiutano ad attenuare la sete di razionalità, imparzialità, compassione e giustizia, che è insita alla psiche umana . In tutto ciò i governi sono profondamente arretrati perché non sono in grado di servire gli interessi dei loro cittadini.

“La grandezza di una nazione e il suo progresso morale si possono misurare dal modo in cui sono trattati i suoi animali”
Mahatma Gandhi

9. La filosofia dei diritti degli animali è rispettosa dell’ambiente

Spiegazione: La causa principale del degrado ambientale, incluso l’effetto serra, l’inquinamento delle falde acquifere, e la perdita sia della terra coltivabile che del terreno superficiale, può ad esempio essere rintracciata nello sfruttamento degli animali. Questo stesso modello attraversa su vasta scala anche le questioni ambientali, dalle piogge acide e lo scarico di rifiuti tossici nell’oceano, all’inquinamento atmosferico e la distruzione dell’habitat naturale. In tutti questi casi, agire nell’intento di proteggere gli animali colpiti (che, dopo tutto, sono i primi a soffrire e a morire a causa di questi mali ambientali), significa proteggere il pianeta stesso.

“Finché non stabiliremo un profondo senso di appartenenza tra la nostra specie e gli altri mortali che condividono con noi le gioie e i dolori della vita su questo pianeta agonizzante, non ci sarà speranza per le altre specie, non ci sarà speranza per l’ambiente e non ci sarà speranza per noi stessi.”
Jon Wynne-Tyson

10. La filosofia dei diritti degli animali è pacifista.

Spiegazione: La richiesta fondamentale della filosofia dei diritti degli animali è quella di trattare gli esseri umani e gli altri animali con rispetto. Per fare ciò bisogna che si agisca in modo tale da non arrecare danno a nessuno al fine di trarne profitto per noi stessi o per chiunque altro. Questa filosofia è quindi totalmente contraria all’aggressività militare. È una filosofia di pace. Ma è una filosofia che estende la richiesta di pace al di là dei confini della nostra specie. Perché c’è una guerra che ogni giorno viene intrapresa contro innumerevoli milioni di animali non umani. Essere realmente pacifisti significa opporsi in modo fermo allo specismo. È un’illusione pensare che ci possa essere “pace nel mondo” se non siamo in grado di rendere pacifici i nostri rapporti con gli altri animali.

“Se per qualche miracolo, nel corso della nostra lotta, la terra venisse risparmiata dall’olocausto nucleare, solo la giustizia verso ogni forma vivente potrà salvare la specie umana.”
Alice Walker


10 Ragioni CONTRO i Diritti degli Animali e Le loro Repliche

1. State eguagliando animali ed umani, quando di fatto sono profondamente diversi.

Replica: Non stiamo dicendo che gli esseri umani e gli altri animali siano uguali in tutto e per tutto. Per esempio, non stiamo affermando che cani e gatti possano fare i conti, o che i maiali e le mucche apprezzino la poesia. Stiamo solo dicendo che come gli umani, molti altri animali sono esseri dotati di una psiche, con un proprio benessere empirico. In questo senso noi e loro siamo la stessa cosa. E in questo senso quindi, nonostante le molte diversità, noi e loro siamo uguali.

“Tutti gli argomenti a sostegno della superiorità dell’uomo non possono prescindere dal fatto che nella sofferenza, gli animali sono nostri pari.”
Peter Singer

2. Sostenete che gli esseri umani così come ogni altro animale, debbano godere degli stessi diritti, il che è assurdo. I polli non possono avere il diritto di votare, allo stesso modo i maiali non possono avere diritto all’istruzione.

Replica: Non stiamo dicendo che gli umani e gli altri animali hanno sempre gli stessi diritti. Non si può neanche dire che tutti gli esseri umani godano degli stessi diritti. Ad esempio, le persone con gravi limitazioni mentali non hanno diritto ad una elevato grado di istruzione. Ciò che vogliamo dire è che questi ed altri esseri umani condividono un diritto morale di base con gli altri animali – ovvero il diritto ad essere trattati con rispetto.

“È il destino di ogni verità quello di essere oggetto di ridicolo quando viene acclamata per la prima volta.”
Albert Schweitzer

3. Se gli animali hanno dei diritti, allora ne hanno anche i vegetali, il che è assurdo.

Replica: Come noi, molti animali possiedono un loro benessere psicologico. Come noi, quindi, hanno diritto ad essere trattati con rispetto. D’altra parte, non abbiamo ragione di credere – e di certo non v’è alcuna motivazione scientifica – che le carote e i pomodori, ad esempio, abbiano una presenza psicologica nel mondo. Come tutti gli altri vegetali, le carote e i pomodori non possiedono nulla che ricordi un cervello o un sistema nervoso centrale. Essendo essi lacunosi sotto tale aspetto, non c’è ragione di pensare ai vegetali come esseri psicologici con, ad esempio, la capacità di percepire il piacere e il dolore. È per queste ragioni che si può razionalmente parlare di affermazione dei diritti degli animali e dall’altra parte negare il concetto di diritti dei vegetali.

“La questione dei diritti degli animali dipende solo dal bisogno di sensibilità.”
Andrei Linzey

4. Dove tirare una riga? Se primati e roditori hanno dei diritti, allora ne hanno anche i lumaconi e le amebe, il che è assurdo.

Replica: Spesso non è facile sapere dove “tirare una riga.” Ad esempio, non possiamo dire con esattezza quanti anni debba avere una persona per essere anziana, o quanto debba essere alto qualcuno per essere alto. Tuttavia, possiamo affermare con certezza che una persona di 88 anni è anziana, e una alta 2 metri è alta. Allo stesso modo, non possiamo dire con esattezza dove tirare una riga quando si parla di animali dotati di una psicologia. Ma possiamo affermare con assoluta certezza che dovunque si tracci una riga sul piano scientifico, primati e roditori stanno da una parte (la parte psicologica ) mentre lumaconi e amebe sono dall’altra – il che non vuol dire che possiamo distruggerli in modo sconsiderato.

“Nei rapporti tra gli esseri umani e gli animali, i fiori e tutti gli elementi del creato, c’è una vasta e complessa etica scarsamente riconosciuta come tale.”
Victor Hugo

5. Ma di sicuro ci sono alcuni animali che sebbene possano sentire il dolore, non possiedono comunque un’identità psicologica unificata. Siccome questi animali non hanno diritto ad essere trattati con rispetto, la filosofia dei diritti degli animali implica che possiamo decidere di trattarli nel modo che desideriamo.

Replica: È vero che alcuni animali, come gamberetti e vongole, possono sentire il dolore sebbene non possiedano molte altre capacità psicologiche. Se questo fosse vero non dovrebbero possedere alcuni dei diritti di cui godono gli altri animali. Tuttavia, non dovrebbe esserci nessuna giustificazione morale al fatto di causare dolore ad altri, se questo non è necessario. E siccome non è assolutamente necessario che gli esseri umani si nutrano di gamberetti, vongole, e animali simili, o che li sfruttino in altri modi, non deve esserci alcuna giustificazione morale al fatto di causare loro tutto il dolore implicito in tale utilizzo.

“La domanda non è: ‘possono ragionare?’, o ‘possono parlare?’, bensì: ‘possono soffrire?’”
Jeremy Bentham

6. Gli animali non rispettano i nostri diritti; quindi gli esseri umani non sono tenuti a rispettare i loro.

Replica: Ci sono molte situazioni in cui un individuo che ha dei diritti non è in grado di rispettare i diritti degli altri. Questo è vero per i neonati, i bambini, i deboli di mente e le persone con seri problemi psichici. Nei loro casi non diciamo che sia del tutto giusto trattarli in maniera irrispettosa solo perché non rispettano i nostri diritti. Al contrario, riconosciamo a noi stessi il dovere di trattarli col dovuto rispetto, sebbene essi non abbiamo alcun dovere di trattare noi allo stesso modo.
Ciò che è vero per casi che coinvolgono neonati, bambini e gli altri esseri umani citati, non è meno vero nei casi che riguardano gli altri animali. Il fatto che essi non siano tenuti a rispettare i nostri diritti, non cancella e non indebolisce il nostro obbligo a rispettare i loro.

“Verrà un giorno in cui uomini come me considereranno l’assassinio di un (altro) animale alla stregua di quello di un essere umano”
Leonardo Da Vinci

7. Dio ha concesso agli uomini il dominio sugli animali. Per questo motivo possiamo fare loro tutto ciò che vogliamo, compreso mangiarli.

Replica: Non tutte le religioni rappresentano gli esseri umani come “dominatori” di altri animali, e anche tra quelle che lo fanno, il concetto di “dominio” dovrebbe essere concepito come tutela disinteressata, e non come potere egoistico. Gli esseri umani dovrebbero essere tanto amorevoli verso ogni creazione quanto Dio lo è stato creando tutto l’universo. Se oggi, amassimo gli animali allo stesso modo in cui gli umani li amavano nel Giardino dell’Eden, non li mangeremmo. Coloro che rispettano i diritti degli animali hanno intrapreso un viaggio di ritorno verso l’Eden – un viaggio verso l’amore vero per la creazione di Dio.

"E Dio disse, Ecco, Io vi ho dato ogni erba che produce seme, che si trova sulla faccia di tutta la terra, ed ogni albero in cui è il frutto, che produce seme; per voi saranno come carne.”
Genesi 1:29

8. Solo gli umani hanno anime immortali. Questo ci da il diritto di trattare gli altri animali come vogliamo.

Replica: Molte religioni insegnano che tutti gli animali, non solo gli umani, possiedono un’anima immortale. Tuttavia, anche se solo gli umani fossero immortali, questo proverebbe solo che noi viviamo per sempre mentre gli altri animali no. E tale fatto (ammesso che un fatto lo sia) renderebbe ancor più motivato, e non il contrario, il nostro obbligo ad assicurare che questa vita - la sola che gli altri animali possiedono – sia la migliore e la più lunga possibile.

Non c’è religione senza amore, e le persone possono parlare quanto vogliono della loro religione, ma se questa non gli insegna ad essere altrettanto buoni e gentili verso gli altri animali come con gli umani, sarà tutta un’impostura”
Anna Sewell

9. Se rispettiamo i diritti degli animali, e non li mangiamo o sfruttiamo in nessun altro modo, allora cosa dovremmo farne di tutti loro? In breve tempo ce li ritroveremmo in giro per le nostre strade e nelle nostre case.

Replica: Ogni anno, solo negli Stati Uniti circa 4 – 5 miliardi di animali vengono allevati e poi macellati per ricavarne cibo. La ragione di questi numeri incredibilmente elevati è semplice: ci sono consumatori che si nutrono di una quantità molto elevata di carne animale. L’apporto di animali fa fronte alle richieste dei compratori.
Tuttavia, qualora la filosofia animalista trionfasse, e l’umanità tutta diventasse vegetariana, non dovremmo temere la presenza di miliardi di mucche e di maiali al pascolo in mezzo alle nostre città o nei nostri soggiorni. Una volta evaporata la spinta finanziaria che ha condotto all’allevamento di miliardi di questi animali, semplicemente milioni di essi non ci saranno più. E lo stesso ragionamento vale per altri casi – ad esempio nel caso degli animali allevati per la ricerca. Quando la filosofia animalista prenderà il sopravvento, ed avrà fine questo sfruttamento animale, allora cesserà anche la spinta finanziaria ad allevare milioni di capi.

“Il peccato peggiore nei confronti del nostro prossimo non è odiarlo ma mostrargli indifferenza. Questa è l’essenza della disumanità”
George Bernard Shaw

10. Ammesso che gli altri animali abbiano dei diritti morali e debbano essere protetti, ci sono cose più importanti che hanno bisogno della nostra attenzione – ad esempio la fame nel mondo e gli abusi nei confronti dei bambini, l’apartheid, la droga, la violenza nei confronti delle donne, e le condizioni dei senzatetto. Solo dopo esserci fatto carico di questi problemi potremo preoccuparci dei diritti degli animali.

Replica: Il movimento per i diritti degli animali è una parte del movimento per i diritti degli esseri umani e non una sua derivazione. La stessa filosofia che difende e combatte a favore dei diritti degli animali non umani, difende e lotta per i diritti degli esseri umani.

A livello pratico, inoltre, le persone non si trovano a dover scegliere tra aiutare gli umani o aiutare gli altri animali. Si possono fare entrambe le cose. Ad esempio, la gente non è tenuta a cibarsi degli animali per aiutare i senzatetto, e tanto meno ha bisogno di usare cosmetici testati sugli animali per aiutare i bambini. Infatti, le persone che rispettano i diritti degli animali non umani, non cibandosi di loro, ne guadagnano in salute e questo gli permette di essere ancor più d’aiuto agli esseri umani.

“Sono a favore dei diritti degli animali come lo sono dei diritti degli esseri umani. Così agisce un essere umano completo.”
Abraham Lincoln

Tom Regan

Versione originale:

Fonte: http://www.cultureandanimals.org/
Link: http://www.cultureandanimals.org/animalrights.htm

Versione italiana:

Fonte:www.comedonchisciotte.org
Link: http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=2934&mode=&order=0&thold=0

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di MONIA
17.01.07

Wednesday, January 17, 2007

La sperimentazione dei farmaci sugli animali serve davvero?




Da decenni gli animalisti si dibattono: non torturate gli animali in laboratorio per testare nuovi farmaci, è inutile. Da decenni gli scienziati rispondono: lasciateci lavorare, solo così possiamo mettere a punto nuovi farmaci e salvare vite umane. Ora il British Medical Journal pubblica una ricerca che analizza in concreto quanto la sperimentazione sugli animali è stata efficace nel trovare nuove cure per gli esseri umani


Tra i due litiganti, il terzo tenta di comprendere quanto sia fondato il dissidio.È questo, infatti, l'obiettivo di un articolo di sei pagine pubblicato dal British Medical Journal, nel quale un gruppo interdisciplinare di ricercatori, sparsi tra Gran Bretagna e Argentina, chiarisce in termini scientificamente rigorosi l'utilità e l'affidabilità della sperimentazione dei farmaci sugli animali, andando oltre la sterile polemica che da anni contrappone i difensori dei diritti delle cavie da laboratorio alla maggior parte degli scienziati, convinti che senza questo tipo di test lo sviluppo dei farmaci sarebbe molto problematico.

VERIFICARE L'ATTENDIBILITÀ DEI TEST SUGLI ANIMALI

Il metodo seguito dal team di ricercatori, essenzialmente una metaanalisi condotta su dati resi già disponibili da altre pubblicazioni e archivi scientifici, prevedeva che, relativamente a sei categorie di farmaci, fossero messi sistematicamente a confronto i casi in cui questi ultimi avevano prodotto un effetto (tanto positivo quanto negativo) nella sperimentazione clinica su esseri umani, con i corrispondenti test effettuati in precedenza sugli animali, al fine di cogliere la corrispondenza o la divergenza dell'effetto terapeutico riconducibile alle stesse sostanze nei due diversi ambiti, e di conseguenza l'attendibilità effettiva dei test condotti sulle cavie in vista della somministrazione dei farmaci all'uomo.

ANALIZZARE I RISULTATI DI VARIE SPERIMENTAZIONI

Gli studiosi hanno dunque analizzato i risultati della sperimentazione clinica dei corticosteroidi nel trattamento del trauma cranico, degli antifibrinolitici in quello delle emorragie, dei trombolitici e del tirilazad nella terapia dell'ictus ischemico acuto, dei corticosteroidi prenatali nella prevenzione della sindrome da distress respiratorio del neonato, e dei bifosfonati nella cura dell'osteoporosi.
E hanno scoperto che in ben tre casi su sei la somministrazione dello stesso farmaco agli animali e all'uomo ha avuto un esito dissimile.

IL TRAUMA CRANICO È DIVERSO TRA TOPI E UOMINI

I corticosteroidi, ormoni sintetizzati nella corteccia surrenale, non producono alcun vantaggio nel trattamento del trauma cranico umano, e tendono piuttosto a incrementare il rischio di morte, laddove almeno sette esperimenti effettuati sui topi avevano fatto pensare a effetti neurologici della sostanza. La divergenza è stata spiegata da Ian Roberts (uno degli autori dello studio, epidemiologo presso la London School di igiene e medicina tropicale), lasciata da parte l'ovvia differenza biologica tra topi ed esseri umani, con la circostanza indebitamente trascurata che il trattamento dei topi da laboratorio ha luogo entro cinque minuti dal trauma, mentre nella sperimentazione clinica, basata sulle ammissioni ospedaliere, i pazienti non vengono sottoposti alla terapia così rapidamente, ma di solito entro tre ore dalla lesione subita.

ANCHE LE EMORRAGIE SONO DIVERSE...

Gli antifibrinolitici, farmaci utilizzati nel trattamento delle emorragie prodotte dal repentino scioglimento di un coagulo di sangue, si sono rivelati in grado di ridurre le emorragie durante gli interventi chirurgici, ma il loro uso non è stato certo incoraggiato dalla sperimentazione sugli animali: gli otto studi analizzati da Roberts e colleghi sono stati infatti condotti con scarsa professionalità, dalla mancata indicazione del numero di animali testati, fondamentale per capire quanto si possa ritenere generalizzato l'effetto di un farmaco, all'ipotizzata letalità di quest'ultimo in assenza di cavie morte, passando poi per esperimenti contraddittori, conclusi talvolta dalla morte, talaltra dalla perdita di emoglobina. In questo caso, tutto congiurava insomma nel far ritenere improponibile l'uso di farmaci che invece si sono rivelati di una certa importanza per l'uomo.

...COSÌ COME GLI ICTUS

Il terzo esempio di risultati incongruenti tra uomo e animale nella sperimentazione di un farmaco è quello del tirilazad nella terapia dell'ictus ischemico acuto, relativamente al quale esso si è dimostrato inutile e potenzialmente dannoso per l'uomo, al contrario di quanto accaduto nella sperimentazione animale. "Si dovrebbe osservare", scrivono però gli autori dell'articolo, insistendo su dettagli trascurati che pregiudicano una seria possibilità di comparazione, "che l'intervallo tra l'insorgenza dell'ictus e il trattamento era mediamente più ampio negli studi clinici (cinque ore) che nei modelli animali (dieci minuti). Alcune sperimentazioni cliniche hanno reclutato pazienti fino a 24 ore dopo l'insorgenza dell'ictus".

E ANCHE QUANDO L'ANALOGIA C'È, NON È DETTO CHE DIPENDA DALLO STUDIO SUGLI ANIMALI

Anche nel caso dei trombolitici con attivatore tissutale del plasminogeno (farmaci che avviano la dissoluzione del trombo, il coagulo patologico di sangue all'origine del disturbo), invece efficaci per la cura dell'ictus ischemico acuto tanto nell'uomo quanto nell'animale, i ricercatori sottolineano che "gli studi animali erano in ogni caso di qualità scadente, con evidente distorsione di pubblicazione", ovvero la tendenza a presentare solo i dati che possono confermare una certa conclusione e a occultare quelli in grado di metterla in discussione. La scarsa accuratezza degli studi sembra affliggere inoltre i test sui corticosteroidi prenatali, che attenuano la sindrome da distress respiratorio del neonato, sia umano che animale, "benché i dati siano scarsi e non abbiamo trovato prova della loro corrispondenza per la mortalità", lamentano gli studiosi.

IN DUBBIO LA SCIENTIFICITÀ DEGLI ESPERIMENTI

Inutile, infine, sperare di sentirci in tutto e per tutto simili agli animali almeno quando si tratta di curare l'osteoporosi con i bifosfonati, farmaci che incrementano la nostra e la loro densità ossea: la concordanza dell'effetto terapeutico non è stata suggerita dai 16 esperimenti sugli animali (due condotti su babbuini e 14 su ratti), dei quali è stata messa in dubbio la scientificità: "Tutti gli esperimenti erano stati compiuti su animali ovariectomizzati", cioè correndo il rischio che i risultati ottenuti fossero validi solo per questa ristretta categoria. Concludono dunque gli autori dell'articolo: "Sarebbe inappropriato fare affermazioni generali sull'utilità della sperimentazione animale in base solamente a sei oggetti d'indagine. Gli studi su animali sono spesso condotti per scoprire meccanismi biologici e non possiamo esprimerci sul valore della ricerca in questi settori, né fornire valutazioni precise della concordanza".

CORCONDANZE QUASI "FORTUITE", VISTE LE TROPPE IMPRECISIONI

Resta tuttavia il fatto che la loro analisi suggerisce che, perfino quando la sperimentazione sull'uomo conferma gli effetti che un farmaco ha precedentemente prodotto sulle cavie da laboratorio, la concordanza sembra quasi fortuita, viste le imprecisioni riscontrate nella sperimentazione animale, che ne possono pregiudicare la predittività. Altri ricercatori mettono in dubbio che i risultati di questa ricerca siano così allarmanti e in grado di portare acqua al mulino degli animalisti come pare a prima vista. Robert Lechler, immunologo presso il King's College di Londra, citato da Jim Giles su Nature, sostiene che chi conduce le sperimentazioni cliniche sull'uomo è ben consapevole dei limiti dei corrispondenti modelli animali, e un confronto immediato tra le due sfere impedisce di cogliere all'opera questo "filtro intelligente" che le separa.

LO STUDIO NON VUOLE ESSERE UNA POLEMICA CONTRO LA SPERIMENTAZIONE SUGLI ANIMALI

Ma Peter Sandercock, neurologo dell'università di Edimburgo tra gli autori dello studio, ribatte che quest'ultimo dimostra che bisogna fare di più soprattutto su questo fronte, perché se un filtro del genere fosse realmente applicato, i modelli animali del trauma cranico sarebbe stati ripetuti in modo più accurato prima che cominciassero gli studi sull'uomo. "Questa non è una polemica contro la sperimentazione animale", conclude Sandercock, "ma dobbiamo essere coscienti che ci sono distorsioni nei modelli animali". Le due priorità sono la maggiore accuratezza della sperimentazione animale e la consapevolezza delle distorsioni di pubblicazione, ovvero la pericolosa fretta di giungere a presentare nuovi, "miracolosi" farmaci da parte di scienziati e aziende farmaceutiche, ignorando quanto in laboratorio può smorzare i loro entusiasmi.

Roberto Verrastro
Fonte: www.panorama.it
Link: http://www.panorama.it/scienze/animali/articolo/ix1-A020001039479
3.01.07

Saturday, January 13, 2007

Ragione? No, emozione. Parola di bestia


Un animale come amico. La teoria di un «guaritore»


Stefano Cattinelli è veterinario omeopata, aiuta a capire gli animali domestici e a imparare da essi un diverso approccio alla vita (e alla morte). Una chiave d'accesso «radicale» al mondo a quattro zampe


Ogni giorno milioni di animali di ogni tipo vengono sacrificati nel mondo in nome della scienza. Un genocidio razionale, «giustificato» da ricerche in campo medico e non, ricerche che sono spesso del tutto inutili e gratuite, come le sofferenze che provocano.

Stefano Cattinelli, 42 anni, triestino, veterinario per scelta e terapeuta per amore, da anni sta elaborando un approccio diverso per la cura degli animali domestici e per l'evoluzione interiore ed emozionale dei loro compagni di viaggio - non usa mai il termine padrone o proprietario. Un approccio che, senza escludere a priori la scienza e la chimica, si basa essenzialmente sul rapporto spirituale tra l'animale e il suo o la sua compagna di viaggio. Il veterinario o terapeuta, per Cattinelli, ha la funzione quasi catartica di far comprendere all'umano le grandi possibilità di interazione e di crescita che sono insite nel suo rapporto con l'animale, con il quale vive una parte della propria vita.

«All'interno del concetto di amore - racconta - per me c'è anche quello di terapia. L'amore per un animale significa imparare a sentire i suoi bisogni, le sue necessità e capire quali sono le sue esigenze. La vita con un animale - spiega - implica la scelta di condividere un periodo della propria vita con un essere che non comunica con noi attraverso gli schemi abituali». Se la più alta espressione dell'evoluzione umana sono i pensieri, la più alta espressione di quella animale sono le emozioni, massimamente sviluppate in quegli animali che si definiscono sinantropi, cioè che convivono con l'uomo.

Un rapporto gratuito

Tra questi il cane e il gatto, più di tutti, condividono l'esperienza emozionale con il proprio compagno di viaggio. «Loro vivono le nostre emozioni, assorbono le nostre emozioni, comunicano con le emozioni. Essi sono emozione pura che tutta si dà senza chiedere nulla in cambio. Cani e gatti, soprattutto - dice Cattinelli - rappresentano la nostra Regina (anima) che continuamente ci chiede di essere ascoltata. E dunque, per comunicare con loro, dobbiamo necessariamente sviluppare un nuovo linguaggio; dobbiamo abbassare la frequenza dei pensieri, dobbiamo, per un momento, far tacere il Re (ragione), per permetterci di ascoltare la voce della Regina».

Vivere questa esperienza, per Cattinelli, è una grande occasione per imparare. «Gli animali ci offrono la possibilità di esplorare il mondo delle emozioni, nostre e loro. Solo attraverso la conoscenza del proprio mondo interiore - aggiunge - si potrà avere accesso al linguaggio animale. «Questo significa che gli animali - rileva - ci offrono la possibilità di incominciare un cammino di autoconoscenza e di guarigione delle nostre emozioni e dei nostri sentimenti. Non del Re abbiamo bisogno, ma della Regina e qual é - dice ancora - la terapia per eccellenza, che ci permette di creare un ponte tra il nostro Re e la nostra Regina? Che ci permette di ritrovare quel mondo dimenticato che è la chiave dell'accesso al mondo animale? Sicuramente, in primis, i fiori del dottor Bach, che egli autosperimentò su se stesso, facendo raggiungere così all'omeopatia un livello più sottile: quello spirituale. Utilizzare come terapia i fiori di Bach significa modificare progressivamente la propria interiorità e cambiare il proprio modo di percepire la realtà oggettiva». Allo stesso modo, capire che gli animali comunicano con le emozioni, ha ben poco significato se tale conoscenza non è seguita dall'esperienza.

Un approccio emozionale

Da qui l'approccio emozionale al suo lavoro. «E' venuto fuori dal fatto che - racconta ancora Cattinelli - mentre studiavo alla scuola di omeopatia ho avuto una crisi, nel senso che mi trovavo davanti una dottrina con grandi potenzialità ma anche mi sentivo completamente impreparato ad usarla nel rapporto con il "paziente umano" che si aspettava da me per il suo cane o gatto un tipo di terapia immediato a livello sintomatico. Il gatto sta male, ha il raffreddore, per cui si dà l'antibiotico e il cortisonico e il giorno dopo l'animale sta meglio. Con l'omeopatia (comprendendo anche i fiori di Bach), l'evoluzione della malattia non segue i parametri consueti dell'approccio scientifico. Ho dovuto quindi vincere le mie paure in rapporto con la persona per coinvolgerla nella guarigione dell'animale. Questo perché? Confrontandomi con le mie paure ho cominciato a prendere i fiori di Bach e dopo 12 anni ho capito che il fulcro della mia esperienza nella vita sono io e le mie emozioni che possono essere riequilibrate con i fiori, per cui l'aspetto emozionale, per me, è diventato evidente. Sono così riuscito a riconoscerlo anche esternamente a me e mi sono trovato di fronte degli animali che vivono fondamentalmente emozioni: ho scoperto l'acqua calda».

La guarigione emozionale

«E' stato un passaggio di percezione perché adesso un animale lo vedo come portatore di una scienza emozionale che è molto più importante del livello fisico, sintomatico. Sono concentrato in una guarigione di tipo emozionale. I fiori di Bach sono un'evoluzione dell'omeopatia e appartengono alla guarigione spirituale. L'umano e il suo compagno di viaggio hanno così la possibilità di interagire a livello emozionale e, grazie anche ai fiori di Bach, avviare una strada comune di guarigione e di liberazione, rivalutando e riconoscendo che con un animale si ha una relazione diversa. E il gatto o il cane con il quale vivi la maggior parte della tua giornata, ti mettono a disposizione tutta la loro spiritualità, così che in loro puoi leggere te stesso, le tue proiezioni, i tuoi lati "ombra» o le tue parti positive. Sono come specchi che riflettono la nostra anima. Anche il loro modo di morire, in questa prospettiva, diventa un pegno d'amore che può dischiudere le porte dell'interiorità umana».
Su questo tema é appena uscito un suo libro «Amici fino in fondo», riflessioni, consigli di un veterinario per accompagnare i nostri amici a quattro zampe negli ultimi giorni di vita. (Editrice Aam Terra Nuova, 9 euro).

L'ultimo saluto

Riguardo a questo momento fondamentale del rapporto uomo-animale, però, sono molto poche le persone che decidono di affrontarlo con consapevolezza. La maggior parte delle persone vogliono l'iniezione che sopprime l'animale ammalato terminale o solamente troppo vecchio. La «puntura - dice Cattinelli - è un atto di profondo egoismo perché quello che si vuole comunemenete evitare è la propria sofferenza e non quella dell'animale per il quale invece la morte è come la nascita: un fatto naturale di abbandono». In questo libro, Stefano Cattinelli narra di come lo stare al fianco dei propri animali che stanno per morire possa trasformarsi in un splendida esperienza di crescita. Durante la quale, paradossalmente, si rafforza il legame con l'animale e si riscopre il significato più autentico della vita. Compassione (nel senso di condivisione della passione), amore e consapevolezza sono le sole cose che l'animale ci chiede di sperimentare.

Matteo Moder
Fonte: www.ilmanifesto.it
13.01.07

Friday, January 12, 2007


UNA TESTIMONIANZA SULLA SOFFERENZA DEI DELFINI IN CATTIVITA'



Ric O'Barry e' un attivista di fama mondiale, ex addestratore di delfini: fu lui ad addestrare i 5 delfini che hanno recitato la parte di Flipper nella diffussissima serie TV degli anni '60, ma nel 1970 si e' reso conto di quanto fosse orribile quel che stava facendo, ed e' diventato un difensore dei diritti degli animali, impegnandosi in particolare contro la cattura e uccisione dei delfini.

In una intervista rilasciata nel gennaio 2007, alla domanda "Ci dica come mai ha cambiato barricata, da addestratore di delfini a difensore dei loro diritti", Ric O'Barry risponde cosi', e la sua risposta mostra la falsita' delle "ragioni" di tutti quelli che sostengono che gli animali in cattivita' non soffrono:

Nella mia vita ho catturato circa 100 delfini, negli anni '60, compresi i 5 usati per la serie Flipper. Ero uno degli addestratori piu' pagati del mondo. Se volevo potevo mettere in piedi un programma di addestramento di delfini e fare 3-4 milioni di dollari l'anno. Sono cambiato quando Flipper e' morto suicida tra le mie braccia. Uso questa parola con trepidazione, ma non conosco un'altra parola che descriva l'asfissia auto-indotta. I delfini e gli altri mammiferi marini non respirano in modo automatico. Ogni respiro e' un atto conscio, ed e' per questo che non dormono mai. Se la vita diventa una pena insopportabile, semplicemente decidono di non respirare piu'. Flipper mi ha guardato negli occhi e ha smesso di respirare.

In quel periodo ero estremamente ignorante. Ora sono contro la cattivita'. Non ha giustificazioni. Non e' educativa. Come mai non riesco a trovare nessuna persona, tra i milioni che hanno visitato i 50 parchi acquatici con delfini, in Giappone, che sia contro questa industria? Organizzo ogni anno proteste internazionali davanti ai consolati e l'unica citta' in cui non riesco a organizzare una protesta e' Tokyo. Quindi, qual e' l'utilita' di avere dei delfini in mostra, se non sensibilizzano la gente? Sono considerati solo qualcosa con cui divertirisi. E' una forma di pessima educazione che serve solo a perpetuare il nostro uso utilitaristico della natura.

Flipper e' stato la cosa migliore e allo stesso peggiore che sia accaduta ai delfini. Ha fatto conoscere al mondo i delfini, ma ha anche creato tanti cacciatori di delfini che li catturano per acquari e parchi, e ha fatto nascere nella gente il desiderio di abbracciarli e baciarli e "amarli" a morte. I delfini odiano la cattivita'. Li vedi al Museo di Taiji con la testa premuta contro il vetro, che pensano "come posso uscire di qui?". Se mi sento responsabile? A volte ho problemi a dormire la notte. "Senso di colpa" non e' una parola abbastanza forte per descrivere quello che provo. Ma non sono motivato dal senso di colpa, anche se una volta lo ero. Ora io sono questo: mangio, dormo e vivo questa vita e non smettero' mai di combattere per i delfini fino a che avro' respiro.

Note: Ric O'Barry ha dichiarato di essere vegetariano.

Fonte:
An Interview with Ric O'Barry on Dolphins in Japan, 2 gennaio 2007

Fonte:www.agireora.org
Link: http://www.agireora.org/info/news_dett.php?id=120
12.01.07

Wednesday, January 10, 2007

LA CATTIVA SCIENZA



La sperimentazione animale è una risorsa. Non per tutta l'umanità. Ma solo per le industrie chimiche. Il denaro viene prima della nostra salute. E della sofferenza degli animali. La politica è fatta dalle aziende. Dai loro interessi. Dai loro politici. Legioni. Maggioranze parlamentari. I cittadini informati protestano. Gli altri nemmeno quello. Non si possono servire gli interessi delle persone e i profitti delle aziende. Sono incompatibili. Per questo i politici hanno scelto la politica del conto corrente. Quella che li porterà lontano, se non li vivisezionano prima gli elettori.

Pubblico una lettera di Fabrizia Pratesi sul progetto REACH, un’altra sconfitta da cui ripartire.

Caro Beppe,
il progetto europeo REACH, per regolamentare le sostanze chimiche messe in commercio, aveva, come sai, il fine di migliorare la qualità della nostra vita, dopo oltre 50 anni di Far West europeo (la maggior parte di queste sostanze non subiva test di tossicità).
E’ infatti dimostrato che la diffusione dei prodotti di sintesi, anche di uso comune come gli insetticidi, produce ogni anno un milione circa di morti premature ed un continuo aumento di malattie quali cancro, Parkinson, Alzheimer, Sclerosi Multipla, malformazioni congenite, sterilità, patologie del sistema endocrino. Già nel 2004 la ‘Dichiarazione Internazionale sui Pericoli dell’Inquinamento Chimico’ presentata da Luc Montaigner e molti scienziati famosi all’Unesco, iniziava con le parole: “La specie umana è in pericolo”. Durante il lungo dibattito su REACH, durato oltre 3 anni, i politici (Commissione, Consiglio dei Ministri e Parlamento) dovevano mediare tra tutela della salute e dell’ambiente e tutela di interessi privati (industrie chimiche). Il risultato: nel voto finale (13/12/06) gli interessi delle industrie hanno prevalso su quelli dell’ambiente e della salute umana, con mille modifiche peggiorative apportate al testo.
Non posso elencarle tutte. Mi limito a denunciare l’errore più grave, il pilastro d’argilla sul quale si basa REACH: il considerare valida, nella valutazione di tossicità delle sostanze, la prova eseguita con i test su animali, malgrado le denunce, sempre più frequenti e su organi ufficiali, di inaffidabilità di questi test, perfino da parte del direttore scientifico responsabile per la ricerca della Commissione Europea, Thomas Hartung, che in un editoriale della prestigiosa rivista 'Nature' dice che i test su animali, per la scarsa affidabilità, sono ‘cattiva scienza’ e auspica che REACH sia l’occasione per dare alla tossicologia dignità di scienza, con un totale rinnovamento.
Se gli Stati Membri non correggeranno questo punto nella fase applicativa, l’intero progetto REACH sarà vanificato. I test su animali, oltre a fornire previsioni errate per l’uomo, consentiranno alle industrie di poter ancora programmare le risposte (variando la specie animale usata, poiché ogni specie dà una risposta diversa) e aggirare la responsabilità civile (ricorrendo proprio, come sempre fatto, all’inaffidabilità della prova).
Ricordo che nel Programma di Governo Italiano è scritto:
“In linea con la normativa comunitaria e alla luce dei più recenti studi scientifici in materia, occorre promuovere e favorire la ricerca effettuata con metodi alternativi all’utilizzo di animali e progressivamente abolire la ricerca e la sperimentazione che ne facciano uso”.
Prego tutti coloro che sono sensibili al progresso della scienza, al miglioramento della salute umana ed alla difesa dei diritti sia umani che animali, di contattarmi all’indirizzo: equivita@equivita.it."
Fabrizia Pratesi de Ferrariis (coordinatrice Comitato Scientifico EQUIVITA)

PS: Vi consiglio questi libri: Pietro Croce – ‘Vivisezione o Scienza, una scelta’, Hans Ruesch – ‘Imperatrice Nuda’, ‘La medicina smascherata’ e 'La figlia dell'imperatrice'.

Fonte: www.beppegrillo.it
6.01.07


L'arte circense e le rappresentazioni degli animali

"Nell'addestramento gli esercizi compiuti dagli animali si basano su movimenti e posizioni conformi alla loro natura, quindi privi di forzature. Qualunque postura dell'animale abbia nel circo un valore coreografico, ha una precisa rispondenza in natura."

Egidio Palmiri
Presidente Ente Nazionale Circhi
Dicembre 2006

Sunday, January 07, 2007

RISULTATI DISCORDANTI TRA RICERCA CLINICA SU UMANI E TEST SU ANIMALI

Nel dicembre 2006 e' stato pubblicato sulla rivista British Medical Journal l'articolo "Confronto degli effetti delle cure provate su animali e clinicamente: una revisione sistematica". Gli autori hanno trovato ampie discordanze di risultati tra le prove su animali e quelle su umani, e nella conclusione affermano "I risultati discordanti tra gli studi su animali e quelli su umani possono essere dovuti o a bias (convinzioni a priori che portano alla distorsione dei risultati) o all'incapacita' dei modelli animali di riprodurre le malattie cliniche in modo adeguato".

L'obiettivo dei ricercatori e' stato quello di "esaminare la concordanza tra gli effetti delle cure negli esperimenti sugli animali e nei test clinici". Infatti, l'utilizzo di animali come "modello" per le malattie umane e' una prassi che si fa "per tradizione", ma che non ha mai subito un reale processo di convalida (cosi' come anche avviene per i test di tossicita' delle sostanze chimiche eseguiti su animali: non sono mai stati in alcun modo convalidati per stabilirne la reale efficacia), e quindi sono piu' che mai necessarie queste "revisioni sistematiche" che confrontano i risultati ottenuti su animali con quelli ottenuti su umani per lo stesso tipo di farmaco (o altro genere di cura).

Gli autori affermano "La nostra revisione sistematica fornisce indicazioni sulla limitatezza dei modelli animali, e sulla loro incapacita' di rappresentare le corrispondenti malattie negli umani". I risultati nei sei casi esaminati (per ciascun caso sono stati esaminati molti articoli della letteratura scientifica) sono stati vari: in tre casi ci sono stati risultati simili, in altri tre casi no. In sostanza, un po' come tirare una moneta: 50% di possibilita' di avere risultati su animali congruenti con quelli sugli umani!

Rilevano i ricercatori: "Abbiamo anche trovato una differenza nei risultati dell'uso di tirilazad per curare l'ictus. I dati provenienti dai test su animali suggerivano un effetto benefico della cura, ma i dati clinici non hanno mostrato alcun beneficio, ma invece possibili danni". I corticosteroidi usati come cura nei traumi cranici non hanno mostrato alcun effetto positivo nelle prove cliniche, ma si sono mostrati invece efficaci nei modelli animali.

Un'altra osservazione importante che compare nell'articolo e': "Che ci sia un divario tra la ricerca clinica e la pratica clinica e' cosa ben nota. Il nostro lavoro evidenzia un altro divario, la mancanza di comunicazione tra chi fa ricerca su animali e chi fa ricerca clinica". In sostanza, quindi, ognuno va per la sua strada: chi compie la vera ricerca, quella clinica, che, assieme a quella epidemiologica, fa avanzare la scienza, non prende in considerazione i risultati ottenuti su animali, il che e' giusto, perche' potrebbero essere fuorvianti, ma allora, PERCHE' fare questi esperimenti? Perche' cosi' si usa, perche' vengono raramente messi in discussione, perche' ottengono piu' fondi della ricerca clinica, perche' sono piu' facili da portare avanti (meglio gestire una gabbietta di topi che aver a che fare con persone, che necessitano di spiegazioni, cure, interazioni, ecc.), sono piu' veloci e vengono pubblicati allo stesso modo!
Quel che e' imperativo fare, dunque, e' abbandonare per sempre il dogma del "modello animale", per non sprecare piu' tempo e fondi che potrebbero invece essere usati per ricerche serie.

Fonte:
British Medical Journal, "Comparison of treatment effects between animal experiments and clinical trials: systematic review", BMJ, doi:10.1136/bmj.39048.407928.BE (published 15 December 2006)
http://www.bmj.com/cgi/rapidpdf/bmj.39048.407928.BEv1.pdf

Comunicato di:
AgireOra Network
www.agireora.org - info@agireora.org
8 gennaio 2007

Saturday, January 06, 2007

Hans Ruesch: “La Figlia dell’Imperatrice”

figliaimperatriceruesch.jpgIl libro Imperatrice Nuda è l’indimenticabile documento di denuncia contro la sperimantazione animale comparso nel 1976 in Italia. In quell'anno, Hans Ruesch fu il primo a dare nascita, con una solida ed inattaccabile documentazione storica e scientifica, al movimento scientifico antivivisezionista, ed a dimostrare che la vivisezione non giova ma è di ostacolo al progresso. Hans Ruesch, che ha continuato instancabilmente il suo lavoro in difesa della salute umana e dei diritti dei più deboli, malgrado le persecuzioni subite in tutti questi anni, pubblica oggi un libro di uguale valore e peso. La Figlia dell’Imperatrice edito da Stampa Alternativa (e già presente in tutte le librerie) denuncia ciò che l’autore chiama la “grande industria della malattia” e fornisce informazioni preziose per la nostra salute.

ruesch.jpgQuesta rivelazione, all’epoca rivoluzionaria, si può oggi considerare conoscenza acquisita per gran parte della popolazione e convinzione diffusa in grandissima parte del mondo scientifico. Tuttavia le leggi e le pratiche nella ricerca scientifica sono rimaste pressoché inalterate ed è compito di tutti continuare ad esigere ad alta voce il rinnovamento nei metodi di sperimentazione.
Rizzoli (all'epoca sovvenzionata da Montedison - leggi Farmitalia, Carlo Erba ecc.) pubblica, nel 1976, Imperatrice Nuda. Da quel momento il suo autore Hans Ruesch, già inviso all'industria farmaceutica, è nel mirino del potere tuot court. Il libro viene ben presto fatto sparire dal mercato. In esso infatti sono rivelati con largo anticipo gli scandali di malasanità: non fatti occasionali ma un sistema preciso che si chiama industria della malattia e che ha nella sperimentazione animale il suo alibi perfetto.
Una documentata requisitoria con prove storiche e scientifiche (mai smentite) dimostra infatti l'assurdità della vivisezione togliendole ogni attendibilità scientifica. Con 20 anni di anticipo Ruesch inoltre parla di AIDS, Ebola, Des (Stilbestrolo), Smon (Cliochinolo). Predice 3 anni prima i rischi connessi a farmaci quali Primodos e Amenorone; il tutto conseguente della sperimentazione animale insieme alla maggior incidenza di malattie iatrogene ed ereditarie nonchè tanti altri tragici riscontri oggettivi nella realtà sanitaria farmaceutica di ogni giorno.
Eccoci oggi giunti alle nuove frontiere "per il bene dell'umanità": clonazione, manipolazione genetica, animali transgenici. Chi ci garantirà dai rischi di una errata metodologia di ricerca? Eppure le conseguenze sono note a tutti. Sono stati prodotti nomi, cognomi, fatti e prove scientifiche irrefutabili (anche perchè tratte dalle dichiarazioni degli stessi vivisettori, "baroni" della medicina, rilasciate pubblicamente su vari media). Chi muove realmente questi progetti di ricerca?
Sull'ultimo suo libro Ruesch rivela uno straordinario intrigo internazionale i cui collegamenti riconducono ad inquietanti monopoli dell'informazione scientifica, controllata da potenti lobbies farmaceutiche che sono coinvolte in grandi interessi in cui hanno parte istituzioni quali l'ONU, l'OMS e colossi come la Rockefeller Foundation a cui preme continuare ad immettere sul mercato sempre più nuovi farmaci, privi di qualsiasi garanzia per l'uomo. Oggi migliaia di medici e ricercatori in tutto il mondo denunciano ciò, dando vita al movimento scientifico antivivisezionista.
Contro Ruesch sono stati mossi più di 64 processi in Svizzera, sua madrepatria. Al Ruesch, perseguitato politico, non viene concesso nemmeno di far parlare propri testimoni in suo favore. Altri processi lo vedono indagato in Italia dove evidentemente non è mai stato dimenticato lo scandalo di Imperatrice Nuda. Ruesch ha smascherato anche il famoso filosofo, sedicente antivivisezionista, Peter Singer, sempre in prima linea di fatto a sostenere la sperimentazione animale dietro la fasulla copertura della bioetica, di cui è stato promotore, tralasciando accuratamente di proporre le infinite argomentazioni scientifiche contro la vivisezione. Ha scelto l'Italia Peter Singer (contestato anche in patria dalle più importanti leghe antivivisezioniste, salutiste ed ecologiste) per trascinare in giudizio l'uomo che ha rivelato le sue connessioni con la Rockefeller Foundation, che negli Stati Uniti è sinonimo del Drug Trug.

Da Imperatrice Nuda p. 38: “Questa dunque sarebbe l’attuale “scienza medica” che, sfruttando la codardia e l’ignoranza dei più, e con la complicità spesso involontaria dei grandi mezzi d’informazione, è riuscita a far credere di essere depositaria di conoscenze occulte che al comune mortale non è dato penetrare, e da cui dipende la salvezza dell’umanità. Dinanzi a tale Scienza s’inchinano popoli e governi, immaginandola come una dea onnipossente e bellissima, smagliante di ori e broccati, su cui i sudditi non devono permettersi di alzare lo sguardo. Se avessero il coraggio di farlo, vedrebbero che la loro imperatrice è nuda e orrenda.
Cupidigia, incompetenza, vanità, insensibilità, sadismo, stupidità, sono le accuse che questo trattato muove a tutta la pratica della vivisezione. L’atto di accusa che segue non esagera nulla. Non solo perché in tema di vivisezione ogni esagerazione è superflua, ma perché è impossibile.”

PER INFORMAZIONI
Comitato Scientifico EQUIVITA
Tel. +39.06.3220720, +39.335.8444949
email: equivita at equivita.it, www.equivita.org
Per leggere i comunicati: http://www.equivita.it/comunicatistampa.htm


Friday, January 05, 2007

"QUANDO GLI ELEFANTI PIANGONO"
Un cacciatore settecentesco, R. Gordon Cummings, in Sudafrica, raccontò come uccise un elefante più grande che avesse mai visto.
Prima gli sparò mirando alla spalla, in grado che non fosse più in grado di correre via.L’elefante camminoò zoppicando fino a un albero e si appoggiò a esso.
Avendo deciso di osservare l’elefante prima di ucciderlo, Cummings fece una pausa per prendere il caffè e poi decise di determinare sperimentalmente quali fossero i punti vulnerabili di un elefante.
Si diresse verso l’elefante e gli sparò colpi in varie parti della testa. L’elefante non si mosse, limitandosi a toccare con la punta della proboscide le ferite prodotte dalle pallottole. “ Sorpreso e traumatizzato nel rendermi conto che stavo solo torturando quella nobile bestia, la quale sopportava quella dura prova con composta dignità”, scrisse Cummings, decise di finirla e gli sparò nove colpi dietro la spalla.
“Copiose lacrime sgorgarono ora dagli occhi dell’elefante, che si aprivano e chiudevano lentamente; il suo corpo immane tremò in modo convulso e, cadendo su un fianco, egli spirò.”
Quest’elefante dovette però soffrire molto, e queste sofferenze fisiche dovettero bastare da sole a fargli versare lacrime.
Diversamente dall’uomo, nessun animale fa esperimenti torturando altri animali.

Jeffrey Moussaieff Masson
“Quando gli elefanti piangono”
Baldini & Castoldi 1996
Pag.175

Saturday, December 02, 2006

L' autore di 'Molto forte, incredibilmente vicino' racconta il rapporto con il suo animale

LA MIA VITA DA CANE A NEW YORK

È facile dimenticare quanto è strano che ci siano dei cani che vivono nella propria città. New York, per esempio, è il luogo più improbabile che si possa immaginare per tenerci un cane, eppure tra di noi ce ne sono ben un milione e quattrocentomila. Ma perché ce li teniamo in casa o nell' appartamento quando ci costano sempre qualche sacrificio e qualche inconveniente? E in ogni caso, è possibile far fare una bella vita a un cane in città e, soprattutto, che cosa significa "una bella vita"? Io ho adottato George (un danese-labrador-pitbull-levriero-boero e molto altro a pelo corto) perché pensavo che sarebbe stato divertente. Le cose sono andate diversamente e molto spesso è davvero un grosso problema. Cerca di montare gli ospiti, mangia i giocattoli di mio figlio e qualche volta cerca di mangiarsi anche lui, è ossessionata dagli scoiattoli, si scaglia contro quelli che passano sullo skateboard, ha quell' abilità particolare che le permette di trovarsi sempre tra la macchina fotografica e il soggetto da fotografare in tutte le fotografie che vengono scattate quando lei è nei paraggi, appoggia il sedere addosso alla persona meno interessata a lei che si trovi nella stessa stanza, strappa da terra qualunque cosa ci sia stata appena piantata, graffia qualunque cosa sia appena stata comprata, lecca qualunque cosa stia per essere servita e, di tanto in tanto, fa i suoi bisogni dalla parte sbagliata della porta di casa. Mentre scrivo è qui, la testa poggiata sul mio piede e io la amo.

I nostri numerosi tentativi - di comunicare, di riconoscere e conciliare i nostri reciproci desideri, di riuscire semplicemente a coesistere - mi obbligano a interagire con qualcosa, con qualcuno anzi, che è completamente "altro" da me. George sa reagire a un certo numero di parole ma la nostra relazione esiste quasi completamente al di fuori del linguaggio. Sembra avere pensieri ed emozioni, desideri e paure. A volte credo di capirli ma spesso non è vero. è un mistero per me. E io devo esserlo per lei. Naturalmente, la nostra relazione non è sempre una lotta. Spesso, la mia passeggiata mattutina con George è il momento migliore della giornata - quando mi vengono le idee migliori, quando riesco ad apprezzare di più sia la natura che la città e, in un senso più profondo, la vita stessa. L' ora che trascorriamo insieme serve un po' a compensare il peso della civiltà: l' abito formale, le e-mail, i soldi, l' etichetta, le mura e le luci artificiali. è persino una specie di compensazione per il linguaggio.

Perché stare a guardare un cane che fa il cane ci riempie di felicità? E perché ci fa sentire umani, nel senso migliore della parola? Spesso sono i bambini che vogliono un cane. In uno studio recente, alla domanda chi fossero i 10 "individui" più importanti della loro vita, i bambini dai 7 ai 10 anni hanno incluso in media due animali domestici. In un altro studio, il 42 per cento dei bambini di 5 anni ha spontaneamente parlato del proprio animale domestico alla domanda: «A chi ti rivolgi quando ti senti triste, arrabbiato, felice o quando vuoi condividere un segreto con qualcuno?». Praticamente tutti i libri per bambini nella libreria del mio quartiere hanno un animale per eroe. Però, solo pochi metri più in là, nel settore libri da cucina, quasi tutti i libri hanno ricette su come cucinarlo, un animale. C' è forse un esempio più illuminante di questo per descrivere il nostro rapporto paradossale con il mondo non umano?

Nel corso della nostra vita ci spostiamo da un rapporto affettuoso e premuroso con gli animali (quando impariamo il senso di responsabilità prendendoci cura dei nostri animali domestici, quando li accarezziamo e ci confidiamo con loro) a uno crudele (praticamente, tutti gli animali allevati come carne da macello in questo paese sono di allevamento, trascorrono la loro vita al chiuso, imbottiti di antibiotici e altre droghe). E questo come lo spiegate? La nostra gentilezza viene sostituita dalla crudeltà? Non credo. Penso che in parte ciò sia dovuto al fatto che più invecchiamo meno stiamo a contatto con gli animali. E nulla più della lontananza facilita un senso di indifferenza e di noncuranza. In questo senso, cani e gatti sono stati molto fortunati: sono gli unici animali alla cui vicinanza ci troviamo esposti ogni giorno. Sia la saggezza popolare che gli studi comportamentali considerano il rapporto tra bambini e animali un fatto benefico. Ma non è necessario essere un bambino per imparare da un animale domestico. Sono proprio le mie frustrazioni con George, e i fastidi che lei mi crea, che rafforzano la mia consapevolezza di quanto il compromesso sia necessario per permetterci di condividere lo spazio con altri esseri. Le ragioni pratiche contro le ore senza guinzaglio si possono confutare fin troppo facilmente. Non bisogna essere un esperto di animali per sapere che più un cane può esercitare la propria "caninità" - correre, giocare, socializzare con gli altri cani - più sarà felice. E i cani felici, come le persone felici, tendono a non essere aggressivi. Negli anni in cui i cani hanno potuto correre liberi nei parchi in città, i loro morsi sono diminuiti del 90 per cento.

Ma c' è un' altra ragione a cui non è così facile replicare: alcune persone non vogliono essere infastidite dai cani e basta. Dare spazio ai cani toglie inevitabilmente spazio agli esseri umani. Sono secoli che discutiamo di questo secondo aspetto della faccenda, in forme più o meno diverse. E ogni volta ci troviamo faccia a faccia con la realtà - qualcuno potrebbe dire con il problema - di dover condividere il nostro spazio con altri esseri viventi, siano cani, alberi, pesci o pinguini. I cani nel parco sono un esempio concreto di qualcosa che spesso è troppo astratta o troppo lontana per meritarsi la nostra attenzione. Da più di tre anni porto George a Prospect Park due volte al giorno eppure il suo modo di correre è ancora una rivelazione per me. Senza sforzo, gioiosa, corre parecchio più veloce dell' uomo più veloce della terra. E più veloce anche, ho scoperto, degli altri cani del parco. George potrebbe davvero essere il più veloce animale terrestre di tutta Brooklyn. Una o due volte ogni mattina, per nessuna ragione apparente, parte a tutta velocità. Gli altri padroni di cani non possono fare a meno di stare a guardarla. Ogni tanto qualcuno la incita a correre più forte. è un gran bello spettacolo.

Jonathan Safran Foer
Fonte: www.repubblica.it
29.11.06


L' ultimo libro di Jonathan Safran Foer è "Molto forte, incredibilmente vicino" Ed. Guanda Copyright New York Times - La Repubblica Traduzione di Valeria Garrassini Garbarino